Quando si parla di enti d’erogazione spesso l’unica cosa che viene citata è il valore delle proprie erogazioni. Conseguenza di questo approccio, peraltro diffuso in tutto il mondo, è che diventa estremamente difficile distinguere la filantropia istituzionale da dei bancomat in grado di elargire denaro a tutti coloro che conoscono il codice corretto.
Se questa è l’impostazione comune, non deve stupire se la società nel suo complesso si faccia idee strane sulle potenzialità di questo settore e comunque si limiti a pensare a questa realtà esclusivamente come ente finanziatore e ciò soprattutto in un momento di crisi come l’attuale.
Se non si vogliamo evitare una deriva pericolosa, non solo per gli enti d’erogazione, ma per la società nel suo complesso che, per cercare di accapparrarsi risorse finanziarie tutto sommato limitate, rischia di perdere le opportunità che il mondo della filantropia istituzionale può mettere a disposizione di tutti, è indispensabile iniziare al nostro interno, coinvolgento, se possibile, tutti i soggetti interessati, una riflessione rigorosa su quale sia il vero valore aggiunto del nostro settore.
Da una prima analisi è possibile pensare a sei diverse tipologie di impatto che gli enti d’erogazione possono mettere a disposizione delle nostre comunità, sfruttando al meglio le loro risorse:
- dare una rapida risposta alle emergenze e ciò grazie alla flessibilità e la velocità con cui possono allocare le loro risorse;
- sostenere ricerche e sperimentazioni, che altri non potrebbero sostenere per i rischi ad esse connesse;
- sensibilizzare specifici pubblici di riferimento o anche l’intera opinione pubblica per favorire cambiamenti necessari al bene comune;
- catalizzare risorse a favore di iniziative d’utilità sociale provenienti da pluralità di fonti;
- favorire la crescita operativa, gestionale, ma anche strategica delle organizzazioni di privato sociale;
- creare le condizioni affinché una pluralità di soggetti possano coordinare i loro sforzi, favorendo quelle forme di cooperazione e di collaborazione che oggi non si sviluppano spontaneamente, ma che sono fondamentali per il futuro delle nostre comunità.
Capire come questa lista possa essere integrata e soprattutto definire come questi risultati possano essere effettivamente conseguiti è forse la priorità più importante per la filantropia istituzionale oggi, non solo per evitare di essere trattati come bancomat, ma soprattutto per scongiurare quello che è il rischio più pericoloso per ogni ente d’erogazione, quello cioè di trasformarsi in un mero elemosiniere che si limita a distribuire, più o meno bene, sussidi a chi ne fa richiesta.
Nelle prossime settimane cercheremo, possibilmente con il contributo di tutti i soggetti interessati, di approfondire questi temi, provando ad illustrarne i punti di forza e di debolezza e magari di individuare criteri che possano guidare la nostra azione, affinché non ci si limiti ad astratte affermazioni di principio, ma ci si doti degli strumenti necessari per dare concretezza agli obiettivi che ciascuno deciderà di perseguire.













