Approfondimenti con Tag: collaborazione


18
feb 12

VERSO L’ASSEMBLEA: PROMUOVERE LA FILANTROPIA

 

La prossima assemblea di Assifero sarà occasione per approfondire alcune linee strategiche fondamentali per la nostra associazione.
Al fine di rendere più ricco il dibattito offriamo la possibilità a tutti coloro che ci seguono, siano essi soci o meno, di offrirci spunti e contributi di cui non mancheremo di tenere conto durante la discussione che si terrà a Como.

Uno dei compiti più importanti per Assifero è senz’altro quello di promuovere la filantropia istituzionale favorendo lo sviluppo di un contesto normativo e culturale che permetta al nostro settore di svilupparsi e di offrire il proprio contributo all’implementazione di strategie che possano permettere al nostro Paese di uscire dalla crisi presente.

A tal fine è necessario individuare i pubblici di riferimento della filantropia istituzionale, stabilire i possibili obiettivi da perseguire nei loro confronti, definendo nel contempo le priorità e riflettere su come mobilitare le risorse, le competenze e le relazioni che i nostri soci possono mettere a disposizione per il perseguimento di fini condivisi.

Ad una prima analisi, è possibile distinguere cinque principali tipologie di pubblici di riferimento della filantropia istituzionale:

  1. Le istituzioni con cui si può cercare di lavorare sia per quel che concerne le norme e le prassi, sia per quel che riguarda la definizione delle politiche pubbliche;
  2. Le professioni che possono dare un importante contributo nella definizione di prassi adeguate e nel contempo, assieme alle categorie, possono illustrare le potenzialità degli strumenti che la filantropia istituzionale può mettere a disposizione di tutti i potenziali interessati;
  3. L’accademia con il cui contributo è possibile approfondire la nostra comprensione della realtà, individuare indicatori che possano essere utilizzati per meglio guidare il nostro lavoro, formare chi collabora o si relaziona con il mondo della filantropia istituzionale;
  4. I media che possono avere un ruolo fondamentale nell’aiutare l’opinione pubblica a meglio comprendere i limiti e le potenzialità della filantropia istituzionale;
  5. Gli enti senza finalità di lucro che sono i partner principali nel perseguimento delle finalità statutarie.

Come è naturale, soprattutto per un settore che è stato riscoperto solo di recente, tutte queste realtà hanno una comprensione parziale e a volte distorta di cosa effettivamente sia la filantropia istituzionale ed è quindi fondamentale moltiplicare le occasioni di scambio e di conoscenza reciproca. È stato sostanzialmente questo l’obiettivo principale dell’attività di Assifero in questi anni, la quale ha potuto stabilire relazioni con queste realtà, relazioni da cui peraltro stanno già maturando alcuni frutti, soprattutto per quel che riguarda le prassi in materia fiscale e contabile.

Fra gli obiettivi specifici che Assifero si potrebbe porre, possono essere indicati a titolo d’esempio:

  1. Promuovere l’elaborazione di una definizione chiara e condivisa di cosa sia l’utilità sociale;
  2. Favorire l’emergere di principi contabili che siano coerenti con le esigenze specifiche della filantropia istituzionale;
  3. Sviluppare strumenti ed organizzare momenti formativi per tutti quei professionisti che vogliono operare nell’ambito della filantropia istituzionale o che sono interessati a promuoverla;
  4. Valorizzare e favorire il coordinamento delle varie realtà che studiano la filantropia istituzionale;
  5. Promuovere la pubblicazione di articoli e inchieste sulla filantropia istituzionale, anche mettendo a disposizione dei media informazioni precise ed accurate, anche con l’obiettivo di attirare parte delle risorse che verranno mobilitate dal presente trasferimento intergenerazionale di ricchezza;
  6. Sviluppare strumenti che permettano alle organizzazioni non profit un più facile e trasparente rapporto con gli enti d’erogazione e nel contempo favorire l’emergere di forme di partnership che vadano al di là del mero finanziamento.

Naturalmente, accanto a questi obiettivi, se ne possono aggiungere infinti altri e chi avesse dei suggerimenti è pregato di comunicarceli, sia commentando questo blog, sia inviando le sue osservazioni direttamente ad Assifero (info@assifero.org) affinché queste possano essere prese in considerazione durante l’assemblea.

 


15
mag 11

COSTRUIRE UN’INFRASTRUTTURA PER LA RACCOLTA DI BISOGNI E POTENZIALITÀ

Come ha rilevato Pellegrino Capaldo nel suo intervento in occasione del II Convegno Nazionale delle Fondazioni ed Enti d’Erogazione, tenutosi a Roma l’11 marzo 2011, la creazione di un’infrastruttura nazionale in grado di raccogliere dati sui bisogni a cui il privato sociale può dare una risposta e sulla risorse che questo può mobilitare è condizione imprescindibile se veramente si vuole costruire una società veramente solidale che possa permetterci di superare la crisi dello stato sociale.

È questo un compito sicuramente ambizioso, ma che potrebbe essere alla portata della filantropia istituzionale italiana se saprà coordinare i propri sforzi. Un simile compito non può però essere perseguito sacrificando le specificità e le priorità dei singoli enti d’erogazione, i quali hanno tutti una loro storia che non può essere annullata neppure in nome di un obiettivo sicuramente fondamentale come questo. Se da un lato l’esistenza di una simile infrastruttura non può non essere utilissima affinché ciascun ente d’erogazione possa effettivamente meglio perseguire il proprio scopo, dall’altro la sua creazione non deve distogliere troppe risorse da quello che è il proprio fine ideale.

In realtà fra le varie tipologie di soggetti che compongono l’articolato mondo degli enti d’erogazione italiano ve ne è una che sembra fatta apposta per adempiere a questa funzione: le fondazioni di comunità. Caratteristica di questi enti è infatti quella di non avere un proprio scopo specifico se non quello di aiutare tutte le altre realtà presenti nella propria comunità di riferimento a perseguire le loro finalità filantropiche. Il fine di una fondazione di comunità non è infatti quello di realizzare gli obiettivi identificati dai propri consiglieri, ma piuttosto quello di promuovere la cultura del dono, ponendosi come un’infrastruttura che tutti possono utilizzare per realizzare qualcosa di bello per la loro comunità.

La raccolta di informazioni sui bisogni e sulle potenzialità del proprio territorio è quindi, per questi enti, un’attività funzionale al perseguimento del loro fine statutario. Grazie a queste conoscenze, esse possono infatti garantire un reale valore aggiunto a tutti quei donatori che decidono di utilizzarle come intermediari filantropici per gestire in modo professionale ed efficace le risorse che intendono destinare al perseguimento di finalità d’utilità sociale.

Inoltre questi enti, attraverso la loro normale attività erogativa che spazia a 360° in tutti i settori s’utilità sociale, ricevono tante tipologie di progetti, raccolgono la rendicontazione di quanto viene effettivamente realizzato, sviluppano una conoscenza unica degli enti senza finalità di lucro che operano nel loro territorio. Si tratta di informazioni potenzialmente molto utili, ma che non sempre vengono effettivamente trasformate in un sapere che possono efficacemente mettere a disposizione dell’intero privato sociale.

Infine è opportuno ricordare come in Canada, attraverso il programma Vital Signs, le fondazioni di comunità di quel Paese hanno dimostrato di essere in grado di svolgere questa funzione con dei risultati che sono stati considerati estremamente positivi.

Per conseguire questo obiettivo sono però necessari tre passaggi:

  1. 1. Diffondere le fondazioni di comunità su tutto il territorio nazionale, dato che attualmente sono presenti solo in un numero limitato di realtà;
  2. 2. Individuare gli indicatori su cui focalizzare l’attenzione e dotarsi degli strumenti per raccogliere i dati e renderli accessibili, sfruttando al massimo quanto già viene fatto;
  3. 3. Assistere le fondazioni di comunità già esistenti affinché possano svolgere al meglio questo compito.

Il crescente interesse che sta suscitando questo modello fra tanti soggetti pubblici e privati, accanto al fatto che altri enti d’erogazione stiano imparando a sfruttare le potenzialità di queste realtà per perseguire i loro scopi istituzionali, come è recentemente stato dimostrato dalla collaborazione fra la Fondazione Paideia ed alcune fondazioni di comunità per diffondere in diversi territorio il proprio progetto di affido di famiglia, indicano come questi obiettivi non siano impossibili.

Assifero, la cui competenza in materia è riconosciuta sia in Italia che all’estero, è naturalmente disponibile a mettere a disposizione tutto il suo sapere e relazioni per favorire il maggior coordinamento possibile fra questi sforzi onde evitare inutili sprechi, nella consapevolezza che in questo ambito gli scambi e le varie forme di collaborazione si sono sempre rivelati estremamente efficaci. L’esperienza ha infatti mostrato come, per permettere la nascita di struttura complesse come le fondazioni di comunità, non basta mettere a disposizione risorse finanziarie, occorre fornire un’adeguata assistenza tecnica, senza la quale il rischio è quello di sostenere enti che si definiscono fondazioni di comunità solo per poter ottenere i finanziamenti disponibili.


17
lug 10

Sussidiarietà o strumentalizzazione

La crisi finanziaria spinge un numero crescente di amministrazioni a guardare con attenzione al terzo settore in generale e al mondo della filantropia in particolare. A volte si ha l’impressione che questa ricerca di collaborazione sia strumentale: davanti alla ristrettezze di bilancio si cerca qualcuno che possa mobilitare quelle risorse di cui l’ente pubblico non dispone più, generando così una sorta di parastato con cui si cerca di offrire quei servizi di cui la collettività ha un sempre crescente bisogno. Una simile evoluzione, o forse sarebbe più opportuno chiamare involuzione, è estremamente pericolosa per il privato sociale che rischia così di perdere la propria identità e di trasformarsi in un mero erogatore di servizi a costi e garanzie più bassi.

D’altro canto questo rinnovato interesse da parte delle istituzioni per il terzo settore è un grande opportunità per promuovere concretamente quella sussidiarietà di cui tutti parlano, ma che ancora non si è espressa compiutamente. È quindi molto importante iniziare a riflettere sulle modalità che è opportuno sviluppare per evitare che la collaborazione si trasformi in strumentalizzazione.

Gli enti d’erogazione possono svolgere un ruolo fondamentale nello sviluppo di questa riflessione. Mentre la maggior parte degli enti senza finalità di lucro, avendo spesso risorse estremamente limitate ed essendo perciò in disperata ricerca di finanziamenti, non sempre è in grado di resistere alle pressioni di chi in qualche modo stringe i cordoni della borsa, gli enti d’erogazione sono finanziariamente indipendenti e quindi possono sedersi al tavolo con le istituzioni da una posizione di forza, il che naturalmente non deve spingerli ad essere arroganti o a pretendere di conoscere la soluzione ai problemi meglio di coloro che li vivono quotidianamente sulla loro pelle, malattia questa che è purtroppo abbastanza diffusa fra i soggetti grant-making.

La domanda che gli enti d’erogazione dovrebbero porre ai funzionari pubblici, ma anche e soprattutto a se stessi, al momento di stipulare una partnership con le amministrazioni siano esse locali o nazionali, dovrebbe, a mio avviso, essere la seguente: come questo progetto, al di là dell’impatto che potrà avere nel risolvere un particolare problema, contribuisce al rafforzamento della società civile e alla concreta affermazione dei principi di sussidiarietà, principi peraltro costituzionalmente garantiti? Si tratta, in altri termini, di chiedersi se nel progetto il ruolo delle istituzioni e degli stessi enti d’erogazione è quello di aiutare i cittadini a realizzare ciò che essi ritengono giusto o se invece l’iniziativa cerca di sfruttare le energie che la comunità è in grado di mobilitare per conseguire i propri obiettivi. Ossia è la comunità al servizio delle istituzioni, come oggi troppo spesso accade, o sono piuttosto quest’ultime a servizio della comunità?

Oggi la vera sfida per tutti coloro che vogliono perseguire il bene comune non deve, a mio avviso, essere cercata nel trovare soluzioni concrete per i tanti problemi che affliggono la nostra società, ma piuttosto nel rafforzare quel capitale di civiltà che è presente in ogni persona degna di questo nome e che si manifesta poi concretamente nella capacità di migliorare realmente e quotidianamente la vita delle nostre comunità.

Cosa gli enti d’erogazione debbano fare per operare in questa direzione non è semplice da dirsi, ma certo un approccio basato esclusivamente sugli output e gli outcome rischia di non portarci molto lontano. Proprio come la massimizzazione del profitto ad ogni costo ha finito col generare una delle più gravi crisi economiche della storia, così è necessario promuovere una riflessione che permetta di riconoscere come i risultati misurabili dell’attività erogativa non sono il fine, ma solo una necessaria condizione di quello che dovrebbe esserne l’obiettivo ultimo, ossia la promozione della dignità della persona umana, promozione che, a causa della natura infinta del suo oggetto, non potrà mai essere ridotta ad una matrice, indipendentemente dal grado di sofisticazione e di complessità di quest’ultima.


5
mag 10

Un nuovo blog

Fra gli obiettivi fondamentali di Assifero vi è lo sviluppo della rete fra gli associati e il miglioramento del contesto nel quale la filantropia istituzionale è chiamata ad operare. Attraverso questo blog speriamo di contribuire al conseguimento di questi due obiettivi.

Non si tratta infatti semplicemente di diffondere le tematiche che ci interessano, ma anche e soprattutto quello di sviluppare un dibattito che sappia coinvolgere tutti coloro che vogliono approfondire la loro conoscenza di questo mondo. Per questo non ci limiteremo ad ospitare tutti coloro che vogliono commentare quanto pubblicheremo, ma offriremo questo spazio a chi vorrà condividere idee e suggerimenti.

Per questo abbiamo deciso di creare una piazza in cui tutti potranno, nel rispetto reciproco, non solo reagire alle opinioni altrui ed esprimere le proprie considerazioni, ma anche promuovere nuove riflessioni e suscitare dibattiti su aspetti specifici della filantropia istituzionale.