<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Piazza Assifero</title>
	<atom:link href="http://piazza.assifero.org/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://piazza.assifero.org</link>
	<description>Riflessioni e approfondimenti sulla filantropia istituzionale</description>
	<lastBuildDate>Sun, 15 Apr 2012 10:38:09 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.1.2</generator>
		<item>
		<title>L’IDEOLOGIA DEL GOVERNO DEI TECNICI</title>
		<link>http://piazza.assifero.org/2012/04/filantropia-istituzionale/l%e2%80%99ideologia-del-governo-dei-tecnici/</link>
		<comments>http://piazza.assifero.org/2012/04/filantropia-istituzionale/l%e2%80%99ideologia-del-governo-dei-tecnici/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 15 Apr 2012 10:38:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bernardino Casadei</dc:creator>
				<category><![CDATA[Filantropia Istituzionale]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[identità]]></category>
		<category><![CDATA[sussidiarietà]]></category>
		<category><![CDATA[welfare society]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://piazza.assifero.org/?p=155</guid>
		<description><![CDATA[Le più elementari nozioni di epistemologia ci ricordano che ogni interpretazione del reale si fonda su alcuni presupposti non problematizzati. Si tratta quindi di una condizione normale e sicuramente non patologica, ma è importante cercare di cogliere quali siano questi presupposti per capire quali sono le vere potenzialità dell’attuale governo, al di là delle competenze [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> <img class="alignleft size-medium wp-image-42" title="Bernardino Casadei" src="http://piazza.assifero.org/wp-content/uploads/2010/04/foto-bc-187x300.jpg" alt="" width="67" height="108" /></span><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Le più elementari nozioni di epistemologia ci ricordano che ogni interpretazione del reale si fonda su alcuni presupposti non problematizzati. Si tratta quindi di una condizione normale e sicuramente non patologica, ma è importante cercare di cogliere quali siano questi presupposti per capire quali sono le vere potenzialità dell’attuale governo, al di là delle competenze e della buona fede dei singoli Ministri.</span><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Proprio in quanto governo tecnico, la sua caratteristica principale consiste nel pensare che i problemi della nostra società siano sostanzialmente tecnici, ossia risolvibili aumentando l’efficienza operativa. Non si tratta di modificare paradigma, di proporre una nuova visione politica, cosa che peraltro i movimenti politici non sono stati capaci di elaborare, ma di eliminare gli sprechi e le inefficienze del sistema.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Da questo punto di vista appare evidente come alla base dell’impostazione di questo governo ci sia quella che alcuni studiosi hanno chiamato l’ideologia lib-lab, ossia l’idea che la piena efficienza del sistema sia frutto del giusto equilibrio fra principi del liberalismo e quelli del socialismo, cioè fra automatismi del mercato e intervento pubblico. Quindi bisogna liberalizzare e nel contempo rendere più efficiente la macchina pubblica combattendo corruzione e sprechi.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">In questa prospettiva il terzo settore viene appunto terzo, dopo gli altri due. Si tratta di un succedaneo temporaneo con cui tamponare alcune falle del sistema in attesa che una rinnovata efficienza lo renda superfluo e lo riconduca alla sfera puramente privata della vita dei singoli cittadini. Quindi certo bisogna elogiarlo, eventualmente utilizzarlo in via temporanea ma non considerarlo quale fondamento stabile della nostra società.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Conseguenza logica di questa prospettiva è il mancato finanziamento del servizio civile e soprattutto l’abrogazione dell’Agenzia del Terzo Settore, atto che non ha permesso di risparmiare un centesimo ed anzi impedirà di mobilitare quelle risorse aggiuntive di natura privata che avrebbero potuto sostenere le sue funzioni, ma che certamente non andranno mai a finanziare un dipartimento del Ministero del Welfare.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">In una prospettiva che vede il privato sociale come un mero succedaneo queste decisioni sono corrette, ma è forse opportuno domandarsi se, dopo tutte le riflessioni sul valore del capitale sociale come condizione per la crescita, anche economica, della nostra società, l’approccio che vede la soluzione dei nostri problemi sociali nella mera composizione di stato e mercato sia veramente efficace. Le difficoltà che stanno incontrando tanti altri Paesi che certo godono di un’amministrazione più efficiente della nostra e di un mercato meno bloccato di quello italiano, ci dovrebbero far riflettere. Non vorrei che, dopo aver fatto portare in tribunale i libri di tante imprese, il metodo McKinsey si incaricasse di far fallire, anche gli stati nazionali.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">La riscoperta del principio di sussidiarietà che vede la società civile fondamento dello stato e del mercato, dovrebbe forse consigliare un altro approccio, ma per questo bisognerebbe avere il coraggio di ripensare criticamente i presupposti che sono alla base del pensiero oggi dominante e nel contempo riscoprire il valore, anche economico e sociale, oltre che morale e civile del dono. La speranza è che la filantropia istituzionale possa svolgere un ruolo importante in questa direzione e non limiti se stessa al mero finanziamento di iniziative che, per quanto importanti, non possono che essere marginali in una società che fa della razionalità formale e del pensiero strumentale l’unico paradigma universalmente valido con le conseguenze disumanizzanti che sono sotto gli occhi di tutti.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://piazza.assifero.org/2012/04/filantropia-istituzionale/l%e2%80%99ideologia-del-governo-dei-tecnici/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>STATISTICHE SULLA FILANTROPIA</title>
		<link>http://piazza.assifero.org/2012/03/filantropia-istituzionale/statistiche-sulla-filantropia/</link>
		<comments>http://piazza.assifero.org/2012/03/filantropia-istituzionale/statistiche-sulla-filantropia/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 11 Mar 2012 20:15:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bernardino Casadei</dc:creator>
				<category><![CDATA[Filantropia Istituzionale]]></category>
		<category><![CDATA[collaborazione]]></category>
		<category><![CDATA[Gestione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://piazza.assifero.org/?p=148</guid>
		<description><![CDATA[Assifero, come associazione di categoria, deve raccogliere dati statistici sui propri soci e sull’intero settore filantropico o deve lasciare questo compito ad altre strutture? Quali sono le informazioni di cui è opportuno favorire la raccolta? Come utilizzare questo informazioni per migliorare il contesto in cui la filantropia istituzionale è chiamata ad operare, per aiutare i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Calibri; font-size: small;"><a href="http://piazza.assifero.org/wp-content/uploads/2010/04/foto-bc.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-42" title="Bernardino Casadei" src="http://piazza.assifero.org/wp-content/uploads/2010/04/foto-bc-187x300.jpg" alt="" width="67" height="108" /></a>Assifero, come associazione di categoria, deve raccogliere dati statistici sui propri soci e sull’intero settore filantropico o deve lasciare questo compito ad altre strutture? Quali sono le informazioni di cui è opportuno favorire la raccolta? Come utilizzare questo informazioni per migliorare il contesto in cui la filantropia istituzionale è chiamata ad operare, per aiutare i propri soci ad operare con sempre maggior efficienza ed efficacia, per favorire forme di collaborazione fra tutti coloro che operano nel nostro settore?</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Sono queste alcune delle domande che ci si porrà durante l’assemblea di Assifero che si terrà il 22 e il 23 marzo a Como e che avrà, fra i suoi obiettivi fondamentali proprio quello di stimolare una riflessione che possa indirizzare le proprie scelte strategiche.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">A tal proposito esistono diversi modelli che è possibile seguire. Per esempio negli Stati Uniti la raccolta delle informazioni sul settore filantropico è delegata al Foundation Center, mentre il Council of Foundations si concentra nelle attività formative e di tutela degli interessi dei soci. In Italia ci sarebbe il Centro di Documentazione sulle Fondazioni che però non si concentra unicamente sugli enti d’erogazione e che peraltro sembra aver notevolmente ridotto la propria attività. Esistono poi diverse università che si stanno interessando al nostro mondo, ma di norma tali ricerche sono parziali e finalizzate a specifici interessi accademici. Inoltre la mancanza di dati è favorita anche dal fatto che nel nostro mondo domina l’anarchia la più totale e quindi anche le informazioni più basilari sono spesso prodotte secondo metodologie molto diverse e quindi scarsamente comparabili. Infine a ciò si aggiunge la tendenza da parte di molte fondazioni ad essere particolarmente riservate nella diffusione dei propri dati, nel timore che ciò possa avere effetti negativi sulla propria operatività.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Questo detto è però evidente che se il mondo della filantropia istituzionale vuole svolgere un ruolo attivo nello sviluppo della nostra società è necessario che essa sappia fornire dati certi e rigorosi che possano essere utilizzati anche per indirizzare le politiche pubbliche. Del resto la recente </span><a href="http://www.assifero.org/notizia.php?IDNotizia=3551&amp;IDCategoria=7"><span style="color: #0000ff; font-family: Calibri; font-size: small;">audizione da parte del Ministero del Welfare</span></a><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">, audizione a cui la nostra associazione ha partecipato, mostra quanto possa essere importante poter contare di dati aggiornati.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Infine sempre più spesso le fondazioni ricevono questionari da università e centri di ricerca. A parte la necessità di eliminare la ridondanza e quindi di dover rispondere più volte alle stesse domande o a domande simili, potrebbe essere opportuno trovare il modo di raccogliere le risposte a queste domande presso un’unica struttura che poi si incaricherebbe di metterle a disposizione dei ricercatori così da evitare che tale patrimonio di sapere, che è certamente costato lavoro da parte dei soci, vada disperso.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Nella società dell’informazione, creare un’infrastruttura significa necessariamente porsi il problema della gestione della conoscenza e della raccolta e messa a disposizione di dati statistici che siano effettivamente utili alla crescita del settore. Assifero non intende sottrarsi alle proprie responsabilità e perciò spera di raccogliere indicazioni e suggerimenti su come conseguire questo risultato.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://piazza.assifero.org/2012/03/filantropia-istituzionale/statistiche-sulla-filantropia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>CRISI STRUTTURALE O CRISI CONGIUNTURALE</title>
		<link>http://piazza.assifero.org/2012/03/filantropia-istituzionale/crisi-strutturale-o-crisi-congiunturale/</link>
		<comments>http://piazza.assifero.org/2012/03/filantropia-istituzionale/crisi-strutturale-o-crisi-congiunturale/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 04 Mar 2012 12:57:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bernardino Casadei</dc:creator>
				<category><![CDATA[Filantropia Istituzionale]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[identità]]></category>
		<category><![CDATA[sussidiarietà]]></category>
		<category><![CDATA[welfare society]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://piazza.assifero.org/?p=146</guid>
		<description><![CDATA[Viviamo oggi in una situazione paradossale, da un lato i più sono convinti che la crisi presente sia una crisi strutturale, dall’altro tutte le politiche che vengono sviluppate per affrontarla mirano a razionalizzare l’esistente, a combatterne sprechi ed inefficienze, ma sempre all’interno del modello vigente, senza nemmeno prospettare una visione alternativa, come se, infondo, si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://piazza.assifero.org/wp-content/uploads/2010/04/foto-bc.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-42" title="Bernardino Casadei" src="http://piazza.assifero.org/wp-content/uploads/2010/04/foto-bc-187x300.jpg" alt="" width="67" height="108" /></a>Viviamo oggi in una situazione paradossale, da un lato i più sono convinti che la crisi presente sia una crisi strutturale, dall’altro tutte le politiche che vengono sviluppate per affrontarla mirano a razionalizzare l’esistente, a combatterne sprechi ed inefficienze, ma sempre all’interno del modello vigente, senza nemmeno prospettare una visione alternativa, come se, infondo, si trattasse in realtà di una crisi congiunturale e che il vero obiettivo fosse solo quello di resistere in attesa di un nuovo ciclo economico.</p>
<p>In realtà, come già affermava Einstein, non è possibile risolvere un problema rimanendo all’interno del paradigma che l’ha generato. Quindi, se vogliamo elaborare una proposta alternativa, dobbiamo individuare una prospettiva diversa che possa permetterci di trovare quelle forze ed energie che oggi non riusciamo a cogliere e a valorizzare. In altri termini si tratta di scoprire se non vi sia una pietra che il pensiero moderno ha scartato in quanto pensata inadeguata o superata dagli eventi e verificare se essa, al contrario, non possa diventare testata d’angolo di una nuova costruzione sociale.</p>
<p>Da questo punto di vista può essere interessante rilevare la riscoperta del dono a cui stiamo assistendo in questi ultimi anni, dono di cui la razionalità strumentale dominante nella società moderna ha negato la stessa esistenza e che invece è chiaramente presente nella vita di ogni persona, tanto da essere un elemento antropologico ineliminabile nella vita di ogni uomo degno di questo nome. Sempre più spesso ci si rende conto di come il dono non solo sia il fondamento stesso di quella fiducia e di quel capitale sociale senza il quale né la politica, né l’economia possono prosperare, ma è ben presente nello stesso lavoro. Senza la disponibilità di andare oltre, di fare ciò che non è ne potrebbe essere contrattualmente definito, da parte di chi vi opera, anche le imprese più moderne sono necessariamente destinate alla burocratizzazione e, nel lungo periodo, al fallimento.<br />
Ora, se il dono può rivelarsi questa nuova prospettiva, la filantropia istituzionale, che nasce e opera proprio attraverso il dono, potrebbe svolgere un ruolo fondamentale da un lato, nel comprendere cosa significhi riconoscerlo come fondamento della vita sociale e, dall’altro, nel diffondere un comportamento che, benché profondamente radicato nella nostra natura, è stato per secoli osteggiato, emarginato o utilizzato strumentalmente da una società, priva delle categorie culturali necessarie per comprenderne l’essenza.</p>
<p>Forse è arrivato il momento di chiedersi se questa riflessione non debba ispirare l’operatività stessa della filantropia istituzionale, rendendo così veramente fecondi quelle risorse, tutto sommato marginali, ma che potrebbero rivelarsi strategiche, che essa può mobilitare per il bene comune.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://piazza.assifero.org/2012/03/filantropia-istituzionale/crisi-strutturale-o-crisi-congiunturale/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>LA STUPEFACENTE ESPERIENZA DEL DONO</title>
		<link>http://piazza.assifero.org/2012/02/filantropia-di-comunita/la-stupefacente-esperienza-del-dono/</link>
		<comments>http://piazza.assifero.org/2012/02/filantropia-di-comunita/la-stupefacente-esperienza-del-dono/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 26 Feb 2012 21:48:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bernardino Casadei</dc:creator>
				<category><![CDATA[Filantropia di Comunità]]></category>
		<category><![CDATA[dono]]></category>
		<category><![CDATA[sussidiarietà]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://piazza.assifero.org/?p=143</guid>
		<description><![CDATA[Venerdì scorso la Fondazione di Comunità del Veronese mi ha chiesto di fare una relazione sul dono e la filantropia istituzionale. In questi ultimi anni, complice la crisi economica, sono in molti coloro che stanno riflettendo sull’importanza del dono e come esso possa rivelarsi il vero fondamento dello sviluppo non solo morale e civile, ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://piazza.assifero.org/wp-content/uploads/2010/04/foto-bc.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-42" title="Bernardino Casadei" src="http://piazza.assifero.org/wp-content/uploads/2010/04/foto-bc-187x300.jpg" alt="" width="67" height="108" /></a>Venerdì scorso la Fondazione di Comunità del Veronese mi ha chiesto di fare una <a href="http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&amp;v=yRZPf7qvjnA">relazione sul dono e la filantropia istituzionale</a>. In questi ultimi anni, complice la crisi economica, sono in molti coloro che stanno riflettendo sull’importanza del dono e come esso possa rivelarsi il vero fondamento dello sviluppo non solo morale e civile, ma anche economico e sociale della nostra civiltà. Senza la dimensione di dono, ossia di quel sovrappiù che non può essere contrattualmente definito, anche la sostenibilità delle aziende commerciali è infatti a rischio, come ben mostra la crisi presente.</p>
<p>Al di là del valore sociale del dono, è sempre più evidente come in esso si nasconde la libertà e l’umanità di ogni persona degna di questo nome. Esso può inoltre dare una risposta ad alcuni dei bisogni più profondi dell’essere umano, bisogni a cui la nostra società non è in grado di rispondere se non con dei surrogati che ci lasciano presto con l’amaro in bocca. Si pensi al bisogno di emozioni autentiche o a quello di stabilire relazioni veramente umane perché non strumentali con il nostro prossimo o anche a quello di dare un senso ad un’esistenza che altrimenti è destinata a trasformarsi in una continua lotta per soddisfare in modo effimero effimeri bisogni, diventando così un vero inferno da cui ci si può illudere di sfuggire attraverso l’uso di stupefacenti, mentre è proprio la stupefacente esperienza del dono quella che può illuminare la nostra vita.</p>
<p>Detto questo e malgrado il dono stia tornando di moda, anche grazie ad un numero crescente di personaggi famosi che ad esso stanno dedicando tempo e risorse, rimane la constatazione che vivere oggi il dono è difficile. Vi sono infatti ostacoli di natura tecnica dovuti alla complessità di una società che non è certo costruita per aiutare le persone a donare a cui si aggiunge l’isolamento e il senso di impotenza che caratterizza l’uomo moderno, isolamento che ci impedisce di riconoscere le opportunità che esistono numerose proprio attorno a noi e che potremmo facilmente cogliere se solo le vedessimo.</p>
<p>Personalmente credo però che il principale ostacolo debba essere cercato nella frenesia di questo mondo che, innanzitutto, non ci lascia il tempo per riconoscere ciò di cui abbiamo realmente bisogno e poi, anche quando l’abbiamo riconosciuto, ci impedisce di realizzarlo distraendoci continuamente. Per questo è fondamentale crearsi le occasioni e dotarci di strumenti che ci costringano a fare ciò che vogliano.</p>
<p>La filantropia istituzionale può aiutarci in questo sforzo. Per esempio un fondo presso una fondazione di comunità può rivelarsi molto efficace. Esso infatti, come posso testimoniare per esperienza personale, ci permette di destinare risorse per finalità sociale quando è per noi più comodo, massimizzando nel contempo i benefici fiscali, anche se ancora non si hanno le idee chiare su come utilizzarle. Tali risorse possono poi rimanere dormienti presso la fondazione anche per anni fino a quando, magari stimolati dal fatto che ormai le abbiamo destinate e che quindi tanto vale vedere di impiegarle per qualcosa di bello e coinvolgente, decidiamo di investirle per qualcosa di concreto.</p>
<p>Per questo credo sia importante, ogni qual volta ne abbiamo la possibilità, di accantonare risorse che potremo poi utilizzare per qualcosa di bello e coinvolgente, anche se ancora non sappiamo bene cosa ciò possa essere, ricordandoci anche di moltiplicare tale importo per la propria aliquota marginale comprensiva delle aliquote regionali e comunali, così da prendere coscienza del beneficio fiscale ed essere maggiormente incentivati a farlo, nella certezza che, prima o poi, magari quando meno ce lo aspettiamo, potremo, proprio grazie a queste risorse, vivere direttamente quella stupefacente esperienza del dono che potrà illuminare di luce vera la nostra esistenza.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://piazza.assifero.org/2012/02/filantropia-di-comunita/la-stupefacente-esperienza-del-dono/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>VERSO L’ASSEMBLEA: PROMUOVERE LA FILANTROPIA</title>
		<link>http://piazza.assifero.org/2012/02/filantropia-istituzionale/verso-l%e2%80%99assemblea-promuovere-la-filantropia/</link>
		<comments>http://piazza.assifero.org/2012/02/filantropia-istituzionale/verso-l%e2%80%99assemblea-promuovere-la-filantropia/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 18 Feb 2012 11:23:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bernardino Casadei</dc:creator>
				<category><![CDATA[Filantropia Istituzionale]]></category>
		<category><![CDATA[collaborazione]]></category>
		<category><![CDATA[strategia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://piazza.assifero.org/?p=139</guid>
		<description><![CDATA[&#160; La prossima assemblea di Assifero sarà occasione per approfondire alcune linee strategiche fondamentali per la nostra associazione. Al fine di rendere più ricco il dibattito offriamo la possibilità a tutti coloro che ci seguono, siano essi soci o meno, di offrirci spunti e contributi di cui non mancheremo di tenere conto durante la discussione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://piazza.assifero.org/wp-content/uploads/2010/04/foto-bc.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-42" title="Bernardino Casadei" src="http://piazza.assifero.org/wp-content/uploads/2010/04/foto-bc-187x300.jpg" alt="" width="67" height="108" /></a><em>La prossima assemblea di Assifero sarà occasione per approfondire alcune linee strategiche fondamentali per la nostra associazione.<br />
Al fine di rendere più ricco il dibattito offriamo la possibilità a tutti coloro che ci seguono, siano essi soci o meno, di offrirci spunti e contributi di cui non mancheremo di tenere conto durante la discussione che si terrà a Como.</em></p>
<p>Uno dei compiti più importanti per Assifero è senz’altro quello di promuovere la filantropia istituzionale favorendo lo sviluppo di un contesto normativo e culturale che permetta al nostro settore di svilupparsi e di offrire il proprio contributo all’implementazione di strategie che possano permettere al nostro Paese di uscire dalla crisi presente.</p>
<p>A tal fine è necessario individuare i pubblici di riferimento della filantropia istituzionale, stabilire i possibili obiettivi da perseguire nei loro confronti, definendo nel contempo le priorità e riflettere su come mobilitare le risorse, le competenze e le relazioni che i nostri soci possono mettere a disposizione per il perseguimento di fini condivisi.</p>
<p>Ad una prima analisi, è possibile distinguere cinque principali tipologie di pubblici di riferimento della filantropia istituzionale:</p>
<ol>
<li>Le istituzioni con cui si può cercare di lavorare sia per quel che concerne le norme e le prassi, sia per quel che riguarda la definizione delle politiche pubbliche;</li>
<li>Le professioni che possono dare un importante contributo nella definizione di prassi adeguate e nel contempo, assieme alle categorie, possono illustrare le potenzialità degli strumenti che la filantropia istituzionale può mettere a disposizione di tutti i potenziali interessati;</li>
<li>L’accademia con il cui contributo è possibile approfondire la nostra comprensione della realtà, individuare indicatori che possano essere utilizzati per meglio guidare il nostro lavoro, formare chi collabora o si relaziona con il mondo della filantropia istituzionale;</li>
<li>I media che possono avere un ruolo fondamentale nell’aiutare l’opinione pubblica a meglio comprendere i limiti e le potenzialità della filantropia istituzionale;</li>
<li>Gli enti senza finalità di lucro che sono i partner principali nel perseguimento delle finalità statutarie.</li>
</ol>
<p>Come è naturale, soprattutto per un settore che è stato riscoperto solo di recente, tutte queste realtà hanno una comprensione parziale e a volte distorta di cosa effettivamente sia la filantropia istituzionale ed è quindi fondamentale moltiplicare le occasioni di scambio e di conoscenza reciproca. È stato sostanzialmente questo l’obiettivo principale dell’attività di Assifero in questi anni, la quale ha potuto stabilire relazioni con queste realtà, relazioni da cui peraltro stanno già maturando alcuni frutti, soprattutto per quel che riguarda le prassi in materia fiscale e contabile.</p>
<p>Fra gli obiettivi specifici che Assifero si potrebbe porre, possono essere indicati a titolo d’esempio:</p>
<ol>
<li>Promuovere l’elaborazione di una definizione chiara e condivisa di cosa sia l’utilità sociale;</li>
<li>Favorire l’emergere di principi contabili che siano coerenti con le esigenze specifiche della filantropia istituzionale;</li>
<li>Sviluppare strumenti ed organizzare momenti formativi per tutti quei professionisti che vogliono operare nell’ambito della filantropia istituzionale o che sono interessati a promuoverla;</li>
<li>Valorizzare e favorire il coordinamento delle varie realtà che studiano la filantropia istituzionale;</li>
<li>Promuovere la pubblicazione di articoli e inchieste sulla filantropia istituzionale, anche mettendo a disposizione dei media informazioni precise ed accurate, anche con l’obiettivo di attirare parte delle risorse che verranno mobilitate dal presente trasferimento intergenerazionale di ricchezza;</li>
<li>Sviluppare strumenti che permettano alle organizzazioni non profit un più facile e trasparente rapporto con gli enti d’erogazione e nel contempo favorire l’emergere di forme di partnership che vadano al di là del mero finanziamento.</li>
</ol>
<p>Naturalmente, accanto a questi obiettivi, se ne possono aggiungere infinti altri e chi avesse dei suggerimenti è pregato di comunicarceli, sia commentando questo blog, sia inviando le sue osservazioni direttamente ad Assifero (<a href="mailto:info@assifero.org">info@assifero.org</a>) affinché queste possano essere prese in considerazione durante l’assemblea.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://piazza.assifero.org/2012/02/filantropia-istituzionale/verso-l%e2%80%99assemblea-promuovere-la-filantropia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>ENTI D’EROGAZIONE E VOLONTARIATO: PER UNA STRATEGIA COMUNE</title>
		<link>http://piazza.assifero.org/2011/11/filantropia-istituzionale/enti-d%e2%80%99erogazione-e-volontariato-per-una-strategia-comune/</link>
		<comments>http://piazza.assifero.org/2011/11/filantropia-istituzionale/enti-d%e2%80%99erogazione-e-volontariato-per-una-strategia-comune/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 18 Nov 2011 11:49:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bernardino Casadei</dc:creator>
				<category><![CDATA[Filantropia Istituzionale]]></category>
		<category><![CDATA[impatto collettivo]]></category>
		<category><![CDATA[sussidiarietà]]></category>
		<category><![CDATA[volontariato]]></category>
		<category><![CDATA[welfare society]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://piazza.assifero.org/?p=137</guid>
		<description><![CDATA[Gli enti d’erogazione e le organizzazioni di volontariato sono più simili di quanto a prima vista si possa pensare. Entrambi infatti hanno come fine quello di aiutare dei donatori ad erogare risorse, siano esse denaro, tempo, competenze, relazioni o beni e servizi. Si tratta di strutture la cui missione più vera consiste nell’assistere i filantropi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"><a href="http://piazza.assifero.org/wp-content/uploads/2010/04/foto-bc.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-42" title="Bernardino Casadei" src="http://piazza.assifero.org/wp-content/uploads/2010/04/foto-bc-187x300.jpg" alt="" width="72" height="115" /></a>Gli enti d’erogazione e le organizzazioni di volontariato sono più simili di quanto a prima vista si possa pensare. Entrambi infatti hanno come fine quello di aiutare dei donatori ad erogare risorse, siano esse denaro, tempo, competenze, relazioni o beni e servizi. Si tratta di strutture la cui missione più vera consiste nell’assistere i filantropi e i volontari nel dare il proprio contributo per la costruzione del bene comune. Fondamento per entrambi deve dunque essere cercato nel dono che si esprime in un duplice maniera, sia in termini di motivazione, sia in termini di modalità operativa. Le risorse che queste entità possono erogare sono infatti generate dal dono e il modo attraverso queste realtà perseguono la propria missione particolare è attraverso il dono.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">In questo momento storico sia gli enti d’erogazione, sia le organizzazioni di volontariato sono chiamate a svolgere un ruolo sempre più importante nella costruzione della società solidale e sussidiaria che è unanimemente riconosciuta come l’unica alternativa valida ad un stato sociale che non sembra più in grado di perseguire i propri obiettivi. Questa attenzione nasconde però forti rischi di strumentalizzazione e non sono pochi coloro che, in modo più o meno consapevole, vedono nel mondo della filantropia istituzionale e del volontariato una fonte di risorse a basso costo con le quali compensare i tagli nei trasferimenti pubblici.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Una simile involuzione, non solo non sarebbe eticamente corretta, ma rischia di inaridire la fonte delle risorse che permettono a questi enti di operare. Come infatti è già stato accennato, è il dono il motore che muove queste realtà. Ora se c’è una cosa che rischia di generare forti reazioni negative da parte dei donatori è proprio il sentimento di essere sfruttati.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Davanti alle pressioni fortissime di una società in disperata ricerca di risorse, è indispensabile che il mondo della filantropia istituzionale e del volontariato approfondiscano la propria identità. Si tratta, in altri termini, di scoprire se il contributo che questi mondi possono offrire alla nostra società debba essere cercato nelle risorse che esse possono mobilitare e, in tal caso, resistere alla strumentalizzazione diventerebbe quasi impossibile, o se, al contrario, proprio l’approfondimento del concetto stesso di dono possa offrire loro la possibilità di elaborare nuove prospettive.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Ci si sta infatti rendendo conto come in realtà il dono non possa essere ricondotto ad un semplice dovere sociale, ma al contrario possa generare una risposta ad alcuni dei bisogni più profondi e radicati della nostra civiltà, bisogni a cui la società moderna non sembra in grado di dare una risposta adeguata. Si tratta del bisogno di senso che una cultura fondata sulla razionalità formale e sul pensiero strumentale non può soddisfare, di quello di emozioni autentiche che si cerca invano di tamponare con la pubblicità e di quello di relazioni veramente umane perché non strumentali che solo nel dono possono manifestarsi pienamente. In pratica si tratta di capire come sia il dono a rendere veramente umano l’umano e di come sia questa la vera e fondamentale esigenza a cui è necessario dare una risposta se non si vuole che la nostra vita, indipendentemente da tutto il benessere di cui può usufruire, non si trasformi in una perpetua lotta per soddisfare in modo effimero effimeri bisogni, ossia in un vero e proprio inferno da cui è possibile uscire solo attraverso l’uso di un qualche allucinogeno poco importa se naturale o artificiale.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Se questa prospettiva è vera ne consegue che il valore del privato sociale non deve essere cercato nei servizi, pur importantissimi, che esso è in grado di generare. Questi devono essere considerati la conseguenza dell’attività filantropica e solidaristica, non il suo fine, che è invece quello di permettere ai singoli di manifestare la loro dignità. Non si tratta quindi di risolvere i problemi delle nostre comunità, nella consapevolezza di come ogni utopia si trasforma presto nel suo contrario, ma di contribuire a creare una società civile, nella convinzione che tanto più una comunità è civile, tanto più essa sarà in grado di affrontare i suoi problemi, dando concretezza ai principi della solidarietà e della sussidiarietà.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">In pratica si tratta di decidere se il problema della società in cui viviamo sia solo un problema di risorse che si tratta di recuperare in attesa di tempi migliori o piuttosto imponga una radicale revisioni dei fondamenti stessi del nostro sistema sociale. Dobbiamo quindi chiedersi se una società considerata come somma di individui che entrano in rapporto per soddisfare le loro reciproche esigenze non debba essere sostituita da una comunità fatta di persone che sono naturalmente in relazioni con gli altri e quindi domandarci se il modo migliore per tutelare la dignità umana sia quella di concentrarsi sui diritti soggettivi o piuttosto quella di difendere e tutelare quelle relazioni le quali, oltre a soddisfare le esigenze più profonde della persona, si rivelano spesso la modalità più efficace ed economica per soddisfare anche le nostre esigenze materiali.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Detto ciò si tratta di individuare soluzioni effettivamente operative che ci possano permettere di perseguire una simile strada e un aiuto può forse venirci dal pragmatismo americano. Negli Stati Uniti, infatti, ci si è chiesti quali fossero le ragioni per cui, malgrado i milioni di dollari utilizzati per finanziare progetti d’utilità sociale, spesso di grande successo, non solo la situazione complessiva non migliori, ma anzi a volte dia l’impressione di peggiorare.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Ci si è quindi resi conto di come la nostra società non sia semplicemente complicata. Noi viviamo infatti in un mondo estremamente complesso. Pensare che la soluzioni dei problemi risieda nell’individuazione di soluzioni tecniche per quanto articolate e raffinate esse possano essere è illusorio, per la semplice ragione che ogni realtà ed ogni momento storico è unico. Inoltre ogni modalità operativa dipende fortemente dalle caratteristiche umane delle persone che sono chiamate a gestirla. Non si tratta quindi di elaborare progetti da replicare in modo automatico su un ampia scala, ma piuttosto quello di valorizzare le risorse di ciascuno, nella consapevolezza che, senza il coinvolgimento e l’impegno di coloro che vivono il problema in prima persona, è illusorio pensare di poter sviluppare delle soluzioni sostenibili ed efficaci.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">È poi evidente che viviamo in un mondo in cui tutto è interdipendente. Per questo non sono i singoli progetti, ma le sinergie a fare la differenza. Senza la presenza di una comune cornice di riferimento in cui ciascuno è in grado di operare evitando di ostacolare gli sforzi degli altri, ma cercando di collaborare il più possibile, i successi che ogni ente è in grado di conseguire rischiano di non essere sostenibili e soprattutto difficilmente potranno trasformarsi in un miglioramento sistemico.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Infine, dovrebbe ormai essere chiaro a tutti come, senza fiducia, ogni iniziativa è destinata al fallimento e questo non solo nel mondo del privato sociale. L’economia e la politica hanno infatti un disperato bisogno di fiducia, fiducia che peraltro consumano, ma non sono in grado di generare autonomamente. Ora, non bisogna essere dei fini sociologi per capire che senza relazioni non è possibile generare fiducia e che oggi viviamo in un mondo in cui è spesso estremamente difficile sperimentare, anche le relazioni più normali quali quelle fra vicini di casa. D’altro canto la stessa modalità operativa degli enti d’erogazione spinge spesso gli enti non profit a considerarsi vicendevolmente come dei potenziali concorrenti con cui non è facile stabilire rapporti di mutua collaborazione.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Sulla base di queste considerazioni si sta sviluppando negli Stati Uniti un nuovo approccio che viene definito impatto collettivo. Obiettivo di questa modalità operativa non è l’individuazione di progetti particolarmente interessanti e innovativi, ma piuttosto quello di favorire lo sviluppo di una strategia comune che possa coinvolgere una pluralità di entità provenienti da tutti i settori e disponibili a contribuire al miglioramento del bene comune. </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">In pratica, questa metodologia parte dalla necessità di individuare un’esigenza comune, sufficientemente ampia per attirare l’interesse di una pluralità di soggetti. Quindi promuovere una riflessione partecipata che abbia come obiettivo quello di articolare e definire tale esigenza, così che possa essere condivisa dai vari soggetti coinvolti.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Quest’elaborazione deve diventare la cornice di riferimento nell’ambito della quale sia poi possibile elaborare diverse strategie in cui ciascuno possa svolgere un ruolo che ne valorizzi le proprie specificità. In questo modo ogni soggetto può inserire il proprio sforzo in un obiettivo più ampio e nel contempo essere a conoscenza di quanto altre entità stanno svolgendo così da poter più facilmente individuare sinergie o evitare frizioni.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Si tratta poi di predisporre indicatori comuni, il cui obiettivo non è quello di misurare la performance dei singoli enti, ma piuttosto quello di fornirsi una bussola che possa aiutare tutti i partecipanti a capire se effettivamente si sta operando nella direzione giusta. Si tratta di un aspetto fondamentale che però deve essere gestito con attenzione, evitando che, concentrandosi troppo sugli obiettivi, si dimentichi di svolgere ciò che è necessario. Si può infatti studiare per imparare e studiare per prendere un buon voto e non è detto che le due modalità siano sempre coerenti l’una con l’altra, per quanto l’esame possa sicuramente essere un utile indicatore per sapere se si conosce la materia.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Infine è indispensabile investire molte risorse ed energie nel favorire la comunicazione da un lato fra tutte le realtà che hanno deciso di partecipare al progetto e dall’altro fra queste e la comunità nel suo complesso. Solo una costante attività in questa direzione può infatti porre le basi per costruire quelle relazioni che possono generare fiducia e collaborazione e attraverso una costante comunicazione con il pubblico è possibile coinvolgerlo e quindi mobilitare quelle energie senza le quali ogni iniziativa è destinata al fallimento.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Da un punto di vista operativo le conseguenze di questo approccio sono sostanzialmente tre:</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<ol><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<li><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Oggi      ciò di cui abbiamo più bisogno non sono i progettisti e gli ingegneri      sociali, ma i facilitatori. Abbiamo perciò bisogno di persone che abbiano      le competenze, anche tecniche, necessarie per aiutare i diversi soggetti a      confrontarsi e a dialogare fra di loro, così da creare quei rapporti di      conoscenza reciproca che è alla base di ogni vero progresso sociale;</span></li>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<li><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Chi      ha risorse finanziarie da investire nel sociale non deve concentrare le      sue energie nella ricerca dei progetti più interessanti, ma dedicarle alla      creazione di un’infrastruttura che possa sostenere questo sforzo, nella      consapevolezza che, in una società come la nostra, non possiamo più      pensare che le relazioni possano svilupparsi spontaneamente, esse sono in      realtà un investimento che per realizzarsi ha bisogno di ambiente      favorevole che è necessario costruire mobilitando le risorse necessarie;</span></li>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<li><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Uno      dei compiti fondamentali del volontariato diventa quindi proprio quello di      coltivare le relazioni. La realizzazione dei progetti e l’erogazione dei      servizi deve sempre essere per quanto possibile accompagnata da un impegno      volto a valorizzare al massimo la dimensione relazionale, anche a scapito      di una perdita di efficienza produttiva nel breve periodo, perdita che      peraltro è di norma più che compensata in termini di sostenibilità. Si      tratta di un contributo fondamentale per la crescita morale e civile, ma      anche economico sociale della nostra comunità e in cui i volontari possono      svolgere un ruolo strategico, peraltro di norma coerente con le loro      esigenze più profonde.</span></li>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></ol>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Si tratta quindi di modificare profondamente l’approccio che spesso caratterizza sia il mondo degli enti d’erogazione che quello delle organizzazioni di volontariato. Ci si deve però chiedere se proprio la presente crisi non ci costringa a fare questo sforzo, permettendoci così di compiere quel salto di qualità di cui la nostra civiltà ha così evidentemente bisogno.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://piazza.assifero.org/2011/11/filantropia-istituzionale/enti-d%e2%80%99erogazione-e-volontariato-per-una-strategia-comune/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>IL VALORE AGGIUNTO DELLA FILANTROPIA ISTITUZIONALE</title>
		<link>http://piazza.assifero.org/2011/10/filantropia-istituzionale/il-valore-aggiunto-della-filantropia-istituzionale/</link>
		<comments>http://piazza.assifero.org/2011/10/filantropia-istituzionale/il-valore-aggiunto-della-filantropia-istituzionale/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 09 Oct 2011 19:34:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bernardino Casadei</dc:creator>
				<category><![CDATA[Filantropia Istituzionale]]></category>
		<category><![CDATA[definizione]]></category>
		<category><![CDATA[finalità]]></category>
		<category><![CDATA[identità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://piazza.assifero.org/?p=134</guid>
		<description><![CDATA[Quando si parla di enti d&#8217;erogazione spesso l&#8217;unica cosa che viene citata è il valore delle proprie erogazioni. Conseguenza di questo approccio, peraltro diffuso in tutto il mondo, è che diventa estremamente difficile distinguere la filantropia istituzionale da dei bancomat in grado di elargire denaro a tutti coloro che conoscono il codice corretto. Se questa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://piazza.assifero.org/wp-content/uploads/2010/04/foto-bc.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-42" title="Bernardino Casadei" src="http://piazza.assifero.org/wp-content/uploads/2010/04/foto-bc-187x300.jpg" alt="" width="61" height="95" /></a>Quando si parla di enti d&#8217;erogazione spesso l&#8217;unica cosa che viene citata è il valore delle proprie erogazioni. Conseguenza di questo approccio, peraltro diffuso in tutto il mondo, è che diventa estremamente difficile distinguere la filantropia istituzionale da dei bancomat in grado di elargire denaro a tutti coloro che conoscono il codice corretto.</p>
<p>Se questa è l&#8217;impostazione comune, non deve stupire se la società nel suo complesso si faccia idee strane sulle potenzialità di questo settore e comunque si limiti a pensare a questa realtà esclusivamente come ente finanziatore e ciò soprattutto in un momento di crisi come l&#8217;attuale.</p>
<p>Se non si vogliamo evitare una deriva pericolosa, non solo per gli enti d&#8217;erogazione, ma per la società nel suo complesso che, per cercare di accapparrarsi risorse finanziarie tutto sommato limitate, rischia di perdere le opportunità che il mondo della filantropia istituzionale può mettere a disposizione di tutti, è indispensabile iniziare al nostro interno, coinvolgento, se possibile, tutti i soggetti interessati, una riflessione rigorosa su quale sia il vero valore aggiunto del nostro settore.</p>
<p>Da una prima analisi è possibile pensare a sei diverse tipologie di impatto che gli enti d&#8217;erogazione possono mettere a disposizione delle nostre comunità, sfruttando al meglio le loro risorse:</p>
<ol>
<li>dare una rapida risposta alle emergenze e ciò grazie alla flessibilità e la velocità con cui possono allocare le loro risorse;</li>
<li>sostenere ricerche e sperimentazioni, che altri non potrebbero sostenere per i rischi ad esse connesse;</li>
<li>sensibilizzare specifici pubblici di riferimento o anche l&#8217;intera opinione pubblica per favorire cambiamenti necessari al bene comune;</li>
<li>catalizzare risorse a favore di iniziative d&#8217;utilità sociale provenienti da pluralità di fonti;</li>
<li>favorire la crescita operativa, gestionale, ma anche strategica delle organizzazioni di privato sociale;</li>
<li>creare le condizioni affinché una pluralità di soggetti possano coordinare i loro sforzi, favorendo quelle forme di cooperazione e di collaborazione che oggi non si sviluppano spontaneamente, ma che sono fondamentali per il futuro delle nostre comunità.</li>
</ol>
<p>Capire come questa lista possa essere integrata e soprattutto definire come questi risultati possano essere effettivamente conseguiti è forse la priorità più importante per la filantropia istituzionale oggi, non solo per evitare di essere trattati come bancomat, ma soprattutto per scongiurare quello che è il rischio più pericoloso per ogni ente d&#8217;erogazione, quello cioè di trasformarsi in un mero elemosiniere che si limita a distribuire, più o meno bene, sussidi a chi ne fa richiesta.</p>
<p>Nelle prossime settimane cercheremo, possibilmente con il contributo di tutti i soggetti interessati, di approfondire questi temi, provando ad illustrarne i punti di forza e di debolezza e magari di individuare criteri che possano guidare la nostra azione, affinché non ci si limiti ad astratte affermazioni di principio, ma ci si doti degli strumenti necessari per dare concretezza agli obiettivi che ciascuno deciderà di perseguire.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://piazza.assifero.org/2011/10/filantropia-istituzionale/il-valore-aggiunto-della-filantropia-istituzionale/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>IL PRINCIPIO MITTENTHAL PER VALUTARE UN BUON CONTRIBUTO</title>
		<link>http://piazza.assifero.org/2011/08/filantropia-istituzionale/il-principio-mittenthal-per-valutare-un-buon-contributo/</link>
		<comments>http://piazza.assifero.org/2011/08/filantropia-istituzionale/il-principio-mittenthal-per-valutare-un-buon-contributo/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 03 Aug 2011 10:12:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bernardino Casadei</dc:creator>
				<category><![CDATA[Filantropia Istituzionale]]></category>
		<category><![CDATA[erogazioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://piazza.assifero.org/?p=131</guid>
		<description><![CDATA[Steven Mayer, un valutatore che ha a lungo lavorato con le fondazioni di comunità, ha pubblicato nel suo blog un articolo in cui indica gli obiettivi che dovrebbero essere presenti in ogni erogazione. Ripercorrendo la propria esperienza, egli ricorca come, secondo Stephen D. Mittenthal, già presidente della Fondazione di Comunità dell’Arizona, ogni buona erogazione dovrebbe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Steven Mayer, un valutatore che ha a lu<a href="http://piazza.assifero.org/wp-content/uploads/2010/04/foto-bc.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-42" title="Bernardino Casadei" src="http://piazza.assifero.org/wp-content/uploads/2010/04/foto-bc-187x300.jpg" alt="" width="37" height="58" /></a>ngo lavorato con le fondazioni di comunità, ha pubblicato nel suo </span><a href="http://www.justphilanthropy.org/"><span style="color: #0000ff; font-family: Calibri; font-size: small;">blog</span></a><span style="font-family: Calibri; font-size: small;"> un articolo in cui indica gli obiettivi che dovrebbero essere presenti in ogni erogazione.</span><span style="font-family: Calibri; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Ripercorrendo la propria esperienza, egli ricorca come, secondo Stephen D. Mittenthal, già presidente della Fondazione di Comunità dell’Arizona, ogni buona erogazione dovrebbe perseguire questi due obiettivi:</span></p>
<ol>
<li><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Dovrebbe permettere all’ente beneficiario di erogare qualcosa di valido per le realtà che è chiamato a servire o per i propri pubblici di riferimento;</span></li>
<li><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Dovrebbe permettere all’ente beneficiario di rafforzarsi, così che possa svolgere nel futuro il proprio lavoro in modo più economico, efficiente ed efficace.</span></li>
</ol>
<p><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Questo risultato non è perseguibile automaticamente, ma di norma necessita un confronto fra l’ente d’erogazione e l’ente beneficiario ancor prima che venga richiesto il contributo.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">L</span><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">imitarsi a sostenere un singole progetto di norma non permette all’ente di crescere e di sviluppare le proprie radici: i soldi semplicemente passano attraverso l’ente, senza rafforzare le capacità dell’ente così da permettergli di meglio operare nel futuro.</span></p>
<p><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">D’altro canto il concentrarsi solo sulle capacità dell’ente, non solo è politicamente più difficile in quanto può impedire di vedere l’impatto del proprio contributo, ma rischia di dar vita a strategie astratte in cui l’ente finisce per trasformarsi in un fine in se stesso e non in un mezzo per perseguire la propria missione.</span></p>
<p><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Questo significa che, accanto alla richiesta di informazioni sull’impatto che il contributo arrecherà nel perseguire gli obiettivi sociali, bisognerebbe inserire alcune domande sull’impatto che esso avrà sulla vita dell’ente richiedente e su come esso l’aiuterà a crescere, anche al fine di evitare il rischio che il contributo assegnato finisca per avere effetti negativi sulla stessa sostenibilità futura dell’organizzazione.</span></p>
<p><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Si tratta di un aspetto particolarmente importante, soprattutto in questo momento storico, caratterizzato da una ricerca sempre più disperata di finanziamenti, la quale potrebbe spingere gli enti non profit a richiedere contributi, anche a scapito della loro identità con conseguenze molto negative nel medio e nel lungo periodo.</span></p>
<p><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">A conclusione, ci si potrebbe però anche chiedere, se, soprattutto in una società che, come la nostra, sta cercando vie per superare la crisi dello stato sociale, non sia opportuno integrare tale principio con un ulteriore elemento e quindi domandarsi se il contributo, oltre ad offrire un servizio valido e a favorire la crescita dell’ente, non debba anche mirare ad incrementare quel patrimonio di relazioni, fiducia, dono reciproco, senza il quale, la nostra società rischia di implodere su se stessa.</span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://piazza.assifero.org/2011/08/filantropia-istituzionale/il-principio-mittenthal-per-valutare-un-buon-contributo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>NON SERVE L&#8217;EFFICIENZA, BISOGNA CAMBIARE PARADIGMA</title>
		<link>http://piazza.assifero.org/2011/07/filantropia-istituzionale/non-serve-lefficienza-bisogna-cambiare-paradigma/</link>
		<comments>http://piazza.assifero.org/2011/07/filantropia-istituzionale/non-serve-lefficienza-bisogna-cambiare-paradigma/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 17 Jul 2011 21:21:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bernardino Casadei</dc:creator>
				<category><![CDATA[Filantropia Istituzionale]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[identità]]></category>
		<category><![CDATA[sussidiarietà]]></category>
		<category><![CDATA[welfare society]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://piazza.assifero.org/?p=127</guid>
		<description><![CDATA[L’idea che la filantropia istituzionale possa, anche parzialmente, sostituire le risorse pubbliche è illusorio sia per ragioni oggettive, le risorse mobilitabili dalla filantropia istituzionale sono, anche nei Paesi a più grande tradizione filantropica, insignificanti rispetto ai trasferimenti pubblici, sia per ragioni soggettive, i donatori non sono di norma interessati a svolgere un ruolo di supplenza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Calibri; font-size: small;"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;"><a href="http://piazza.assifero.org/wp-content/uploads/2010/04/foto-bc.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-42" title="Bernardino Casadei" src="http://piazza.assifero.org/wp-content/uploads/2010/04/foto-bc-187x300.jpg" alt="" width="59" height="86" /></a></span>L’idea che la filantropia istituzionale possa, anche parzialmente, sostituire le risorse pubbliche è illusorio sia per ragioni oggettive, le risorse mobilitabili dalla filantropia istituzionale sono, anche nei Paesi a più grande tradizione filantropica, insignificanti rispetto ai trasferimenti pubblici, sia per ragioni soggettive, i donatori non sono di norma interessati a svolgere un ruolo di supplenza nei confronti delle amministrazioni pubbliche.</span><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Data questa premessa bisogna riconoscere che la crisi dello stato sociale è profonda e ben difficilmente potrà essere superata senza un radicale ripensamento dell’intero modello. Non solo è difficile ipotizzare nuove fonti d’entrata con cui sostituire quelle che si stanno inaridendo, ma anche l’introduzione di interventi volti a garantire un più efficiente utilizzo delle risorse rischiano di avere corto respiro e di portare, nel lungo periodo, a situazioni peggiori delle attuali. La diffusione nel privato sociale di quei modelli gestionali che, peraltro, hanno portato alla presente crisi economica e al fallimento di numerose imprese, rischia infatti di rivelarsi catastrofica in quanto finirebbe per snaturare totalmente un settore che invece potrebbe dare un contributo fondamentale alla costruzione di quella società solidale e sussidiaria che è da tutti considerata l’unica alternativa possibile alla crisi presente.</span></p>
<p><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Bisogna quindi avere il coraggio di sottoporre ad un’analisi critica, rigorosa e spregiudicata il paradigma che ha guidato la costruzione dello stato sociale in questi ultimi secoli, la cui pietra angolare deve essere cercata proprio nel concetto di diritto soggettivo. Dobbiamo perciò chiederci se questa impostazione non sia più percorribile, non solo per ragioni pratiche: i diritti come i bisogni sono per loro natura infiniti, mentre le risorse sono necessariamente limitate, ma per ragioni morali e ideali ben più profonde.</span></p>
<p><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">L’idea che la giustizia possa essere perseguita attraverso la soddisfazione dei diritti soggettivi si è infatti rivelata un’astrazione. Non solo infatti dei diritti si può abusare, ma l’esperienza quotidiana ci insegna come alla fine siano proprio i più forti e le persone senza scrupoli a trovare nell’ordinamento gli strumenti per poter affermare i propri diritti, di norma, a scapito dei più deboli. Il diritto cessa di essere uno strumento per perseguire la giustizia, ma diventa sempre di più un mezzo per imporre, in modo certo formalmente incruento, ma non per questo meno negativo, la propria volontà su coloro che ci circondano.</span></p>
<p><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Un’altra conseguenza dell’assolutizzarsi del diritto soggettivo è che esso favorisce l’isolamento dell’individuo nei confronti della comunità. Il singolo si trova da solo davanti allo Stato, il quale è chiamato a soddisfare tutte le sue esigenze. Si tratta dell’affermarsi di quel despotismo moderno, così ben descritto in una pagina famosa de “La Démocratie en Amérique” di Alexis del Tocqueville, che sta distruggendo la nostra società. Conseguenza di questo approccio non è solo la negazione della persona come essere relazionale e l’affermarsi di fatto del Leviatano descritto da Hobbes, con tutte le conseguenze in termini di alienazione e negazione della dignità umana che molti denunciano, ma significa altresì provocare sprechi infiniti. In pratica questa situazione finisce per distruggere la possibilità stessa del buon vicinato e per rendere estremamente complessi tutti quegli scambi di reciproci favori che, a costi praticamente nulli, permettevano di vivere relativamente bene, anche con risorse molto inferiori alle nostre. Ora tutti questi bisogni possono essere soddisfatti solo attraverso l’acquisto di servizi, i quali hanno un costo infinitamente superiore e, non di rado, non sono neppure disponibili.</span></p>
<p><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Infine, nella logica del diritto soggettivo, la malattia, l’handicap, la povertà, ecc. sono considerati come dei problemi sociali che in qualche modo devono essere risolti e, quando ciò risulti impossibile, rimossi e nascosti alla vista comune. A parte l’assurdità di tale pretesa, la quale dimentica che i poveri ce li avrete sempre e che il germe della peste non muore mai, questo approccio finisce necessariamente per negare la dignità di coloro che, per qualche ragione, sono in una situazione di difficoltà.</span></p>
<p><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Per superare la presente crisi non si tratta semplicemente di curare l’ammalato, assistere il disabile, sostenere il povero, si tratta invece di chiederci se queste persone possono dare un contributo positivo alla nostra società non malgrado, ma proprio in quanto poveri, disabili, ammalati, ecc. Se cioè la loro condizione possa aiutarci a soddisfare alcuni dei bisogni più profondi e fondamentali di ognuno di noi, magari scoprendo che si tratta in realtà proprio dei bisogni a cui la nostra società non sembra in grado di dare delle risposte soddisfacenti e che cerca affannosamente di rimuovere, facendo finta che non esistono.</span></p>
<p><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">In realtà ci sono almeno tre esigenze fondamentali di ogni persona umana a cui è possibile dare una risposta adeguata proprio grazie al coinvolgimento di questi soggetti:</span><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<ul>
<li><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Il bisogno di senso di tutti coloro che non vogliono trasformare la propria esistenza in una continua lotta per soddisfare in modo effimero, effimeri bisogni;</span></li>
<li><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Il bisogno di relazioni che sia veramente umane, perché non strumentali e che ci permettano di riconoscere nell’altro quel prossimo che è in grado di riconoscere la nostra umanità;</span></li>
<li><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Il bisogno di vivere delle emozioni autentiche che ci facciano pulsare il cuore.</span></li>
</ul>
<p><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Davanti a queste esigenze, così profondamente radicate nell’animo di ogni persona, il mondo in cui viviamo si limita ad offrirci infinite opportunità di distrazione e droghe sempre più sofisticate, ma sembra incapace di offrirci risposte efficaci. L’esperienza invece di coloro che hanno avuto la fortuna di potersi relazione con chi ha bisogno, dimostra come, proprio grazie a queste relazioni, sia possibile vivere molto meglio con benefici per tutti.</span></p>
<p><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Non si tratta quindi di risolvere i problemi sociali, ma di aiutare le persone a vivere pienamente la loro umanità, nella consapevolezza che, probabilmente, una società in cui tutti vivono pienamente la propria dignità avrà forse meno problemi sociali e di rinunciare definitivamente alla pretesa di creare un mondo perfetto, pretesa che ha, di norma, generato molte più sofferenze di quelle che ha contribuito a lenire.</span></p>
<p><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Operativamente una simile consapevolezza dovrebbe spingere ad operare in tre direzioni fondamentali:</span></p>
<ol>
<li><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Aiutare le realtà che operano nel privato sociale a valorizzare il patrimonio che possono mettere a disposizione della società in termini di senso, relazioni ed emozioni. Si tratta di una vera e propria rivoluzione copernicana, dato che, invece, gli enti tendono a nascondere proprio questa dimensione del loro agire. Il criterio per valutare il loro successo non deve essere cercato nel numero delle persone assistite e neppure nella qualità del servizio erogato, ma nella loro capacità di creare comunità, di promuovere relazioni, di coinvolgere un numero crescente di persone che, grazie a questo coinvolgimento, possono realmente soddisfare alcuni dei loro bisogni più profondi. In realtà la nostra tradizione culturale ci insegna che non è il ricco ad essere beato, ma il povero ed è proprio grazie all’incontro con il povero che ciascuno di noi può sperare di relazionarsi con il vero senso del suo esistere;</span></li>
<li><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Favorire la creazione di quei rapporti di buon vicinato che oggi, a causa della cultura dominante, delle stesse norme vigenti, dell’isolamento che caratterizza la nostra società non si creano più spontaneamente, ma hanno bisogno di luoghi protetti, in cui la generosità e l’aiuto reciproco siano nuovamente ben accetti e non rischino di essere male interpretati;</span></li>
<li><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Creare degli strumenti che aiutino a donare e permettano, anche a chi non è particolarmente ricco, di contribuire alla definizione e realizzazione del bene comune, pur con risorse modeste.</span></li>
</ol>
<p><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Se questa dovesse essere la direzione in cui operare, gli enti d’erogazione potrebbero dare un contributo rilevante, sfruttando l’esperienza già maturata e valorizzando le proprie potenzialità. Da un lato potrebbero favorire la diffusione dell’intermediazione filantropica, realizzando un’infrastruttura in grado di assistere i donatori in tutto il territorio nazionale. Anche grazie all’esperienza già maturata dalla diffusione, soprattutto in Lombardia, delle fondazioni di comunità, abbiamo oggi a disposizione gli strumenti tecnici e le competenze per realizzare servizi adatti alle esigenze più diverse. Dall’altro potrebbero dar vita a progetti, tipo l’affido di famiglia promosso dalla Fondazione Paideia, il cui obiettivo è, in fondo, proprio quello di creare un ambiente protetto in cui sia possibile ristabilire quei legami di buon vicinato che possano permettere alle famiglie di assistersi reciprocamente, superando così momenti di difficoltà che, se non affrontati tempestivamente, possono creare situazioni di crisi dagli esiti drammatici.</span></p>
<p><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Infine, anche con l’aiuto delle stesse organizzazioni non profit e del mondo scientifico, gli enti d’erogazione potrebbero sviluppare dei criteri per selezionare i progetti da sostenere che non facciano riferimento ad un’astratta produttività, ma piuttosto alla capacità di valorizzare quel patrimonio intangibile, ma non per questo meno reale, presente all’interno del privato sociale, favorendo così processi di emulazione ed evitando nel contempo quella deriva che rischia di trasformare un settore così ricco di potenzialità e di energie positive, nel ricettacolo di tutti coloro che non riescono a trovare una collocazione nella pubblica amministrazione piuttosto che nelle imprese commerciali.</span></p>
<p><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Certo un simile approccio ci obbliga ad un cambiamento radicale di gran parte delle convinzioni oggi dominanti e ci costringerebbe a rivedere tanti luoghi comuni e a ripensare i fondamenti stessi del vivere civile, ma dobbiamo anche chiederci se ciò non ci sia imposto dalla gravità della sfida presente e se proprio il fallimento di tante generose speranze che hanno mostrato il loro carattere illusorio non ci debba spingere a sottoporre ad una critica rigorosa, anche quei principi, come appunto la nozione di diritto soggettivo, la quale dipende da un presupposto razionalistico il cui esito nichilistico è ormai sotto gli occhi di tutti. Forse bisogna riconoscere che il vero fondamento della libertà non deve essere cercato nei diritti ed è per questo che può essere interessante citare Piero Martinetti, uno dei rarissimi professori che rinunciò alla cattedra universitaria per non giurare fedeltà al regime fascista, il quale scriveva: “Liberiamo l’uomo da tutti i vincoli: avremo la guerra di tutti contro tutti. Imponiamogli solo il vincolo di non usare la violenza: l’uomo lotterà con la menzogna e con la frode: la libertà sarà il permesso dato agli uomini senza scrupoli di stabilire il loro dominio sulla moltitudine dei semplici &#8230; Bisogna anche qui tornare al concetto stoico e cristiano della libertà: che libertà è servire a Dio, vivere secondo la legge morale” ricordandoci nel contempo che il modo migliore per realizzare questi principi consiste nell’assistere il nostro prossimo, perché “ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.</span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://piazza.assifero.org/2011/07/filantropia-istituzionale/non-serve-lefficienza-bisogna-cambiare-paradigma/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>COSTRUIRE UN’INFRASTRUTTURA PER LA RACCOLTA DI BISOGNI E  POTENZIALITÀ</title>
		<link>http://piazza.assifero.org/2011/05/filantropia-di-comunita/costruire-un%e2%80%99infrastruttura-per-la-raccolta-di-bisogni-e-potenzialita/</link>
		<comments>http://piazza.assifero.org/2011/05/filantropia-di-comunita/costruire-un%e2%80%99infrastruttura-per-la-raccolta-di-bisogni-e-potenzialita/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 15 May 2011 19:20:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bernardino Casadei</dc:creator>
				<category><![CDATA[Filantropia di Comunità]]></category>
		<category><![CDATA[collaborazione]]></category>
		<category><![CDATA[welfare society]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://piazza.assifero.org/?p=123</guid>
		<description><![CDATA[Come ha rilevato Pellegrino Capaldo nel suo intervento in occasione del II Convegno Nazionale delle Fondazioni ed Enti d’Erogazione, tenutosi a Roma l’11 marzo 2011, la creazione di un’infrastruttura nazionale in grado di raccogliere dati sui bisogni a cui il privato sociale può dare una risposta e sulla risorse che questo può mobilitare è condizione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-family: Calibri; font-size: small;"><a href="http://piazza.assifero.org/wp-content/uploads/2010/04/foto-bc.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-42" title="Bernardino Casadei" src="http://piazza.assifero.org/wp-content/uploads/2010/04/foto-bc-187x300.jpg" alt="" width="48" height="71" /></a>Come ha rilevato Pellegrino Capaldo nel suo </span><a href="http://www.assifero.org/A_NOTIZIA_01.php?IDNotizia=2827&amp;IDCategoria=7"><span style="color: #0000ff; font-family: Calibri; font-size: small;">intervento in occasione del II Convegno Nazionale delle Fondazioni ed Enti d’Erogazione</span></a><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">, tenutosi a Roma l’11 marzo 2011, la creazione di un’infrastruttura nazionale in grado di raccogliere dati sui bisogni a cui il privato sociale può dare una risposta e sulla risorse che questo può mobilitare è condizione imprescindibile se veramente si vuole costruire una società veramente solidale che possa permetterci di superare la crisi dello stato sociale.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">È questo un compito sicuramente ambizioso, ma che potrebbe essere alla portata della filantropia istituzionale italiana se saprà coordinare i propri sforzi. Un simile compito non può però essere perseguito sacrificando le specificità e le priorità dei singoli enti d’erogazione, i quali hanno tutti una loro storia che non può essere annullata neppure in nome di un obiettivo sicuramente fondamentale come questo. Se da un lato l’esistenza di una simile infrastruttura non può non essere utilissima affinché ciascun ente d’erogazione possa effettivamente meglio perseguire il proprio scopo, dall’altro la sua creazione non deve distogliere troppe risorse da quello che è il proprio fine ideale.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">In realtà fra le varie tipologie di soggetti che compongono l’articolato mondo degli enti d’erogazione italiano ve ne è una che sembra fatta apposta per adempiere a questa funzione: le fondazioni di comunità. Caratteristica di questi enti è infatti quella di non avere un proprio scopo specifico se non quello di aiutare tutte le altre realtà presenti nella propria comunità di riferimento a perseguire le loro finalità filantropiche. Il fine di una fondazione di comunità non è infatti quello di realizzare gli obiettivi identificati dai propri consiglieri, ma piuttosto quello di promuovere la cultura del dono, ponendosi come un’infrastruttura che tutti possono utilizzare per realizzare qualcosa di bello per la loro comunità.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">La raccolta di informazioni sui bisogni e sulle potenzialità del proprio territorio è quindi, per questi enti, un’attività funzionale al perseguimento del loro fine statutario. Grazie a queste conoscenze, esse possono infatti garantire un reale valore aggiunto a tutti quei donatori che decidono di utilizzarle come intermediari filantropici per gestire in modo professionale ed efficace le risorse che intendono destinare al perseguimento di finalità d’utilità sociale.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Inoltre questi enti, attraverso la loro normale attività erogativa che spazia a 360° in tutti i settori s’utilità sociale, ricevono tante tipologie di progetti, raccolgono la rendicontazione di quanto viene effettivamente realizzato, sviluppano una conoscenza unica degli enti senza finalità di lucro che operano nel loro territorio. Si tratta di informazioni potenzialmente molto utili, ma che non sempre vengono effettivamente trasformate in un sapere che possono efficacemente mettere a disposizione dell’intero privato sociale.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Infine è opportuno ricordare come in Canada, attraverso il programma </span><a href="http://www.vitalsignscanada.ca/index-e.cfm"><span style="color: #0000ff; font-family: Calibri; font-size: small;">Vital Signs</span></a><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">, le fondazioni di comunità di quel Paese hanno dimostrato di essere in grado di svolgere questa funzione con dei risultati che sono stati considerati estremamente positivi.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Per conseguire questo obiettivo sono però necessari tre passaggi:</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<ol>
<li><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">1.</span> <span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Diffondere le fondazioni di comunità su tutto il territorio nazionale, dato che attualmente sono presenti solo in un numero limitato di realtà;</span></li>
<li><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">2.</span> <span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Individuare gli indicatori su cui focalizzare l’attenzione e dotarsi degli strumenti per raccogliere i dati e renderli accessibili, sfruttando al massimo quanto già viene fatto;</span></li>
<li><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">3.</span> <span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Assistere le fondazioni di comunità già esistenti affinché possano svolgere al meglio questo compito.</span></li>
</ol>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Il crescente interesse che sta suscitando questo modello fra tanti soggetti pubblici e privati, accanto al fatto che altri enti d’erogazione stiano imparando a sfruttare le potenzialità di queste realtà per perseguire i loro scopi istituzionali, come è recentemente stato dimostrato dalla </span><a href="http://www.assifero.org/notizia.php?IDCategoria=95&amp;IDNotizia=2824"><span style="color: #0000ff; font-family: Calibri; font-size: small;">collaborazione fra la Fondazione Paideia ed alcune fondazioni di comunità</span></a><span style="font-family: Calibri; font-size: small;"> per diffondere in diversi territorio il proprio progetto di affido di famiglia, indicano come questi obiettivi non siano impossibili.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Assifero, la cui competenza in materia è riconosciuta sia in Italia che all’estero, è naturalmente disponibile a mettere a disposizione tutto il suo sapere e relazioni per favorire il maggior coordinamento possibile fra questi sforzi onde evitare inutili sprechi, nella consapevolezza che in questo ambito gli scambi e le varie forme di collaborazione si sono sempre rivelati estremamente efficaci. L’esperienza ha infatti mostrato come, per permettere la nascita di struttura complesse come le fondazioni di comunità, non basta mettere a disposizione risorse finanziarie, occorre fornire un’adeguata assistenza tecnica, senza la quale il rischio è quello di sostenere enti che si definiscono fondazioni di comunità solo per poter ottenere i finanziamenti disponibili.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://piazza.assifero.org/2011/05/filantropia-di-comunita/costruire-un%e2%80%99infrastruttura-per-la-raccolta-di-bisogni-e-potenzialita/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

