Filantropia di Comunità


15
mag 11

COSTRUIRE UN’INFRASTRUTTURA PER LA RACCOLTA DI BISOGNI E POTENZIALITÀ

Come ha rilevato Pellegrino Capaldo nel suo intervento in occasione del II Convegno Nazionale delle Fondazioni ed Enti d’Erogazione, tenutosi a Roma l’11 marzo 2011, la creazione di un’infrastruttura nazionale in grado di raccogliere dati sui bisogni a cui il privato sociale può dare una risposta e sulla risorse che questo può mobilitare è condizione imprescindibile se veramente si vuole costruire una società veramente solidale che possa permetterci di superare la crisi dello stato sociale.

È questo un compito sicuramente ambizioso, ma che potrebbe essere alla portata della filantropia istituzionale italiana se saprà coordinare i propri sforzi. Un simile compito non può però essere perseguito sacrificando le specificità e le priorità dei singoli enti d’erogazione, i quali hanno tutti una loro storia che non può essere annullata neppure in nome di un obiettivo sicuramente fondamentale come questo. Se da un lato l’esistenza di una simile infrastruttura non può non essere utilissima affinché ciascun ente d’erogazione possa effettivamente meglio perseguire il proprio scopo, dall’altro la sua creazione non deve distogliere troppe risorse da quello che è il proprio fine ideale.

In realtà fra le varie tipologie di soggetti che compongono l’articolato mondo degli enti d’erogazione italiano ve ne è una che sembra fatta apposta per adempiere a questa funzione: le fondazioni di comunità. Caratteristica di questi enti è infatti quella di non avere un proprio scopo specifico se non quello di aiutare tutte le altre realtà presenti nella propria comunità di riferimento a perseguire le loro finalità filantropiche. Il fine di una fondazione di comunità non è infatti quello di realizzare gli obiettivi identificati dai propri consiglieri, ma piuttosto quello di promuovere la cultura del dono, ponendosi come un’infrastruttura che tutti possono utilizzare per realizzare qualcosa di bello per la loro comunità.

La raccolta di informazioni sui bisogni e sulle potenzialità del proprio territorio è quindi, per questi enti, un’attività funzionale al perseguimento del loro fine statutario. Grazie a queste conoscenze, esse possono infatti garantire un reale valore aggiunto a tutti quei donatori che decidono di utilizzarle come intermediari filantropici per gestire in modo professionale ed efficace le risorse che intendono destinare al perseguimento di finalità d’utilità sociale.

Inoltre questi enti, attraverso la loro normale attività erogativa che spazia a 360° in tutti i settori s’utilità sociale, ricevono tante tipologie di progetti, raccolgono la rendicontazione di quanto viene effettivamente realizzato, sviluppano una conoscenza unica degli enti senza finalità di lucro che operano nel loro territorio. Si tratta di informazioni potenzialmente molto utili, ma che non sempre vengono effettivamente trasformate in un sapere che possono efficacemente mettere a disposizione dell’intero privato sociale.

Infine è opportuno ricordare come in Canada, attraverso il programma Vital Signs, le fondazioni di comunità di quel Paese hanno dimostrato di essere in grado di svolgere questa funzione con dei risultati che sono stati considerati estremamente positivi.

Per conseguire questo obiettivo sono però necessari tre passaggi:

  1. 1. Diffondere le fondazioni di comunità su tutto il territorio nazionale, dato che attualmente sono presenti solo in un numero limitato di realtà;
  2. 2. Individuare gli indicatori su cui focalizzare l’attenzione e dotarsi degli strumenti per raccogliere i dati e renderli accessibili, sfruttando al massimo quanto già viene fatto;
  3. 3. Assistere le fondazioni di comunità già esistenti affinché possano svolgere al meglio questo compito.

Il crescente interesse che sta suscitando questo modello fra tanti soggetti pubblici e privati, accanto al fatto che altri enti d’erogazione stiano imparando a sfruttare le potenzialità di queste realtà per perseguire i loro scopi istituzionali, come è recentemente stato dimostrato dalla collaborazione fra la Fondazione Paideia ed alcune fondazioni di comunità per diffondere in diversi territorio il proprio progetto di affido di famiglia, indicano come questi obiettivi non siano impossibili.

Assifero, la cui competenza in materia è riconosciuta sia in Italia che all’estero, è naturalmente disponibile a mettere a disposizione tutto il suo sapere e relazioni per favorire il maggior coordinamento possibile fra questi sforzi onde evitare inutili sprechi, nella consapevolezza che in questo ambito gli scambi e le varie forme di collaborazione si sono sempre rivelati estremamente efficaci. L’esperienza ha infatti mostrato come, per permettere la nascita di struttura complesse come le fondazioni di comunità, non basta mettere a disposizione risorse finanziarie, occorre fornire un’adeguata assistenza tecnica, senza la quale il rischio è quello di sostenere enti che si definiscono fondazioni di comunità solo per poter ottenere i finanziamenti disponibili.


31
ago 10

Filantropia di comunità e cooperazione allo sviluppo

Nel suo recente libro dal titolo evocatore: “La carità che uccide”, Dambisa Moyo denuncia il fallimento della politica di cooperazione allo sviluppo sviluppata negli ultimi sessant’anni. In realtà essa avvalora quanto affermato dal presidente di Assifero Felice Scalvini in occasione del primo convegno nazionale fra le fondazioni e gli enti d’erogazione che si è tenuto lo scorso novembre: il come si dona è più importante di quanto si dona. Donare infatti è un’attività estremamente complessa che Aristotele riteneva più adatta ad un essere divino che ad un uomo.

Questo naturalmente non significa che bisogna bandire il dono, ma piuttosto che è necessario operare con estrema cautela ed umiltà. Ogni qual volta si cercano scorciatoie o si mira ad ottenere risultati immediati dimenticandosi delle persone, il più delle volte si ottengono effetti opposti a quelli desiderati. Si tratta di quell’inversione dell’eterogenisi dei fini, illustrata dal Vico e di cui la storia del novecento europeo ne è la più evidente manifestazione. Si pensi solo alle atroci sofferenze che hanno patito le popolazioni del vecchio continente in nome dei valori più nobili e puri!

Per questo una corretta filantropia deve sempre partire dalle persone. Non si tratta mai di risolvere i mali del mondo, anche perché la storia ci insegna che il germe della peste non muore mai e che debellata una malattia ne compare un’altra, spesso più terribile di quella precedente. Si tratta al contrario di aiutare le persone di manifestare concretamente la propria dignità, nella consapevolezza che un mondo in cui ciascuno testimonia i valori in cui crede sarà sempre migliore di qualsiasi utopia elaborata dal più informato degli ingegneri sociali. La vita è infatti sempre più complessa di quello che riusciamo a comprendere attraverso i nostri sforzi di semplificazione ed è per questo che troppo spesso le migliori intenzioni si trasformano in terribili fallimenti.

La filantropia istituzionale non si limita però a distribuire risorse, essa ha anche elaborato strumenti operativi che permettono proprio di perseguire questo obiettivo e di aiutare i singoli a vivere quotidianamente quello che credono giusto. In particolare in questi ultimi decenni si sono sviluppate le fondazioni di comunità le quali, secondo un recente rapporto pubblicato dal Global Fund for Community Foundations, potrebbero rivelarsi un elemento vitale nel permettere lo sviluppo di forme di cooperazione allo sviluppo che aiutino le comunità locali a riscoprire la propria dignità e ad abbandonare quella mentalità di assistiti che tanta parte ha nei fallimenti degli aiuti internazionali, ma anche nazionali.

Le fondazioni di comunità nascono proprio con l’obiettivo di creare un’infrastruttura locale che sia in grado di mobilitare e catalizzare le energie presenti in ogni società. Energie che troppo spesso finiscono disperse quando non si trasformano in comportamenti antisociali. In questo modo esse sono veramente capaci di dare concretezza a quei principi della sussidiarietà e della solidarietà che sono da molti invocati, ma che privi di strumenti adeguati, rimangono troppo spesso meri appelli retorici.

Inoltre bisogna riconoscere che per la loro capacità di relazionarsi con le comunità più marginali e di porsi nei confronti dei beneficiari in un atteggiamento di collaborazione, esse possono svolgere un ruolo importante in qualsiasi realtà, anche nei Paesi economicamente più avanzati cove continuano ad esistere situazioni in cui l’intervento diretto da parte delle pubbliche amministrazioni si rivela inadeguato. A tal proposito può essere illuminante studiare l’esperienza del governo britannico che ne ha a lungo sostenuto lo sviluppo .

La comprensione di questo strumento e il suo utilizzo può quindi rivelarsi di grande interesse sia per l’elaborazione di una più adeguata strategia di cooperazione allo sviluppo, sia per ricreare quel senso di comunità e di coesione sociale che è condizione ineliminabile per una crescita sostenibile in un contesto di crescente competizione internazionale.


9
giu 10

Le fondazioni di comunità: i bamboccioni della filantropia istituzionale in Italia?

In Italia, a differenza di quanto è accaduto in altri Paesi, la maggior parte delle fondazioni di comunità è sorta grazie all’intervento di altre fondazioni. È quindi abbastanza comune chiamare queste ultime come mamme, mamme verso le quali dovremo essere sempre riconoscenti data l’importanza di questi investimenti nel favorire la creazione di un’infrastruttura filantropica in grado di contribuire alla crescita non solo morale e civile, ma anche economica e sociale delle nostre comunità.

Esiste però anche il rischio di trasformare le fondazioni di comunità nei bamboccioni della filantropia istituzionale del nostro Paese. Le fondazioni promotrici, da brave mamme italiane, sono attente e premurose nei confronti della loro prole, pronte a coglierne ed anticiparne i bisogni. Certo con questo non si vuole dire che tollerino tutto e in realtà prestano giustamente una particolare attenzione a verificare che le risorse da loro erogate non vengano sprecate o distolte dalle loro finalità, ma non sempre operano con quella severità che è necessaria per garantire quel processo di crescita ed emancipazione che solo potrà trasformare le fondazioni di comunità da figli bisognosi di aiuto, in partner con cui collaborare. Per questo oggi le fondazioni di comunità italiane, più che di mamme hanno forse bisogno di allenatori che, con il loro rigore e la necessaria severità, possano veramente aiutarle a sfruttare al meglio le proprie potenzialità.

Paradossalmente i contributi che vengono erogati attraverso le fondazioni di comunità, se non sono accompagnati da vincoli che impongano a queste ultime degli specifici obiettivi di crescita, rischiano di essere un ostacolo allo sviluppo del settore in quanto possono favorire dei comportamenti passivi e, a volte, finiscono col privarle dei mezzi per resistere a tentativi di strumentalizzazione, sempre possibili quando si distribuiscono fondi per finalità d’utilità sociale.

Chiunque voglia promuovere una fondazione di comunità deve quindi essere consapevole che non basta mettere a disposizione risorse ed assistenza, occorre anche imporre obiettivi con relativi sanzioni e premi. Certo questi obiettivi non devono essere necessariamente calati dall’alto, ma possono essere diversi in funzione delle specifiche priorità e concordati assieme ai responsabili delle singole fondazioni: i consiglieri non partecipano o hanno un atteggiamento strumentale, ebbene si può stabilire che il contributo del promotore sia subordinato al fatto che tutti i consiglieri siano donatori, condizione peraltro comune in molti Paesi; oppure, si vuole favorire la professionalizzazione e l’autonomia gestionale dell’ente, ebbene si può decidere che il contributo in conto gestione sarà subordinato alla capacità delle fondazione locale di raccogliere altrettante risorse per analoga finalità; e così via con il solo limite della propria fantasia.

Naturalmente si possono anche favorire processi di emulazione, diffondendo tempestivamente i dati relativi alle singole fondazioni ed eventualmente premiando i comportamenti più virtuosi, stando naturalmente attenti a non disincentivare quella disponibilità a collaborare e quella volontà di condividere le proprie esperienze che è uno degli aspetti più caratteristici della filantropia di comunità e che ha potuto svilupparsi anche grazie all’assenza di competizione diretta fra le diverse fondazioni.

Le fondazioni di comunità sono il settore in più rapida crescita della filantropia istituzionale nel mondo. L’Italia, grazie al contributo di importanti fondazioni che se ne sono fatte promotrici, sta acquisendo un ruolo di leadership in questo ambito, ma proprio per questo è necessario porsi dei traguardi sempre più ambiziosi ed evitare che, per troppo amore, questi figli diventino dei bamboccioni.


5
mag 10

Un nuovo blog

Fra gli obiettivi fondamentali di Assifero vi è lo sviluppo della rete fra gli associati e il miglioramento del contesto nel quale la filantropia istituzionale è chiamata ad operare. Attraverso questo blog speriamo di contribuire al conseguimento di questi due obiettivi.

Non si tratta infatti semplicemente di diffondere le tematiche che ci interessano, ma anche e soprattutto quello di sviluppare un dibattito che sappia coinvolgere tutti coloro che vogliono approfondire la loro conoscenza di questo mondo. Per questo non ci limiteremo ad ospitare tutti coloro che vogliono commentare quanto pubblicheremo, ma offriremo questo spazio a chi vorrà condividere idee e suggerimenti.

Per questo abbiamo deciso di creare una piazza in cui tutti potranno, nel rispetto reciproco, non solo reagire alle opinioni altrui ed esprimere le proprie considerazioni, ma anche promuovere nuove riflessioni e suscitare dibattiti su aspetti specifici della filantropia istituzionale.