La crisi attuale impone con urgenza la necessità di trovare alternative allo stato sociale. L’assenza di risorse costringe le amministrazioni pubbliche a guardare con crescente interesse al privato sociale. Spesso si tratta di un approccio strumentale volto ad esternalizzare i costi o ad ottenere risorse da parte dei privati con le quali perseguire le proprie finalità. Un simile approccio rischia però di essere di corto respiro e sono diversi i tentativi di raccolta fondi da parte delle pubbliche amministrazioni che sono falliti. D’altro canto si teme che l’intervento della filantropia istituzionale possa in qualche modo minare la tutela di alcuni diritti. In altre parole si vuole evitare che la soddisfazione di alcuni diritti dipenda dalla generosità dei singoli. Si diffonde così una sorta di sussidiarietà al contrario per cui è la società che è chiamata ad intervenire per sopperire ai limiti delle pubbliche amministrazioni e non il contrario come sarebbe logico e corretto.
La creazione di una società solidale, se non vuole ridursi ad un mero espediente retorico, implica un profondo mutamento di mentalità. Il compito della pubblica amministrazione deve senz’altro essere quello di garantire i diritti fondamentali, ma non deve essere necessariamente quello di garantirli in prima persona. L a soddisfazione di tali diritti può infatti avvenire in una pluralità di forme, mobilitando il senso di responsabilità, la generosità ed anche gli interessi dei vari attori sociali. Lo Stato deve quindi verificare che tali diritti vengano effettivamente soddisfatti, favorire la mobilitazione delle energie che possano contribuire al perseguimento di tali finalità ed intervenire con risorse proprie, siano esse finanziarie o gestionali solo là dove permangono esigenze che la società e il mercato non sono in grado di soddisfare. In pratica si tratta di comprendere che non è il privato sociale che deve intervenire per rimediare ai fallimenti dello Stato, ma esattamente l’opposto: è la pubblica amministrazione che deve mobilitarsi per compensare i limiti dell’iniziativa sociale dei singoli e dei gruppi.
In quest’ottica la filantropia istituzionale può svolgere un ruolo fondamentale. Essa infatti può mettere i cittadini nelle condizioni di dare il proprio contributo al bene comune. Il suo compito principale diventa dunque quello di aiutare i singoli a realizzare quanto essi desiderano partendo dai loro valori e interessi. In questo modo è possibile massimizzare al massimo la generosità privata senza generare quei fenomeni di strumentalizzazione che finiscono necessariamente per inibire ogni disponibilità al dono. Sarà poi compito delle amministrazioni intervenire a compensare ed integrare quanto la società non è stata in grado di realizzate autonomamente evitando così sprechi ed inutili sovrapposizioni.
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