È questo un tema particolarmente complesso e delicato, non solo perché ci permette di definire la nostra identità, ma anche perché ci serve a stabilire quale debba essere la nostra base associativa. Il fondamento di Assifero non deve essere cercato in una nozione giuridica, in un’origine origine comune e neppure in delle finalità condivise. I nostri soci sono molto diversi: vi è chi è una fondazione e chi non lo è, chi ha un patrimonio e chi non ce l’ha, chi è onlus e chi un semplice ente non commerciale, chi raccoglie donazioni e chi si limita ad erogare delle rendite.
Ciò che li unisce è che si tratta di enti d’erogazione, ma appunto cosa significa essere enti d’erogazione. In un primo tempo la risposta appariva semplice: enti d’erogazione sono enti che perseguono la loro missione erogando contributi in denaro a soggetti terzi. Ben presto però ci siamo accorti che vi erano realtà che invece di erogare denaro, erogano beni e servizi e ci si è resi conto che era difficile non considerarli enti d’erogazione. Ma allora come distinguere gli enti d’erogazione da tutti quei soggetti che producono e distribuiscono beni e servizi?
Una via per cercare di dare una prima risposta può essere quella di partire dal concetto di filantropia istituzionale. Elementi fondamentali sono quindi il dono e la sua istituzionalizzazione. In altri termini abbiamo un dono che si organizza e si struttura per poter essere erogato più efficacemente. In pratica, compito di un ente d’erogazione è organizzare le risorse che ha ricevuto per trasformarle in contributo a favore, di norma, di enti senza finalità di lucro, per la realizzazione di finalità di utilità sociale. Ciò che caratterizza un ente d’erogazione è quindi l’esigenza di individuare sia l’iniziativa di utilità sociale che si vuole sostenere, sia la realtà che, grazie alle risorse messe a disposizione, potrà meglio perseguirla. Questo comporta l’emergere di problematiche di selezione e verifica che sono specifiche di questi enti.
Non importa quindi che cosa effettivamente venga erogato: denaro, beni, servizi, competenze, quello che importa è che l’ente si trovi a dover gestire il processo d’erogazione e che si doti quindi degli strumenti per operare la migliore selezione della realtà a cui erogare il proprio contributo. Mentre una struttura operativa sviluppa il proprio prodotto o servizio che poi mette a disposizione dell’intera comunità o del mercato, sia esso sovvenzionato o meno dalla collettività, l’ente d’erogazione si pone il problema di come erogare le proprie risorse affinché queste generino utilità sociale.
La realtà supera sempre ogni nostro tentativo di classificarla, ma attraverso questo concetto è forse possibile dotarsi di una bussola che ci permetta di distinguere gli enti d’erogazione dalle organizzazioni di volontariato, in cui l’elemento istituzionale svolge di norma un ruolo limitato, e da chi concentra le proprie risorse nella produzione di beni e servizi, come accade per le imprese sociali o per quegli enti che pur non dando vita ad attività commerciali identificano il proprio essere nella realizzazione di tali attività.
In ultima analisi l’essenza di un ente d’erogazione sta nella consapevolezza che il proprio dono potrà trasformarsi in utilità sociale solo attraverso il coinvolgimento di un terzo. È forse per questo che il loro contributo principale deve essere cercato nella loro capacità di comprendere e vivere la relazionalità che insita in ogni dono.
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Buonasera a tutti, ma questo è un blog o un corso di formazione tenuto da Bernardino Casadei?
Scherzi a parte trovo molto interessante e intrigante l’argomento. Se parto dalla mia esperienze sono solito ricordare che Allianz dona ad UMANA MENTE, la quale eroga ad ONP. Infatti come ci spiega il buon Fici nei suoi saggi troppi confondono le erogazioni, che sono un dovere istituzionale per l’ente erogante, con le donazioni, che invece sono espressione della generosità del donante. Da questo si deduce che noi siamo chiamati ad essere gli “esperti” delle erogazioni, chiamati a gestire con rigore, trasparenza ed efficacia le donazioni che riceviamo.
Per quanto concerne il contributo parto da un semplice esempio; sabato ho tenuto una lezione presso Altis e alla domanda cosa chiedete ad una fondazione o ente di erogazione tutti i corsisti, dico tutti hanno risposto: denaro. Noi possiamo così dire che per contributo si intende il sostegno pianificato e strutturato ai beneficiari per mezzo di denaro, servizi, beni e know-how a opera di un ente erogatore. Ma la cultura di oggi ci dice: contributo uguale unicamente a soldi. Se non ricordo male pure sul glossario messo a disposizione dal sito di ACRI alla voce Fondazione di Erogazione si legge: fondazione che persegue le proprie finalità statutarie erogando a terzi risorse finanziarie…Quindi se vogliamo cambiare le carte in tavola noi per primi dobbiamo essere portatori di una cultura nuova. Buon lavoro a tutti e buona notte. Nicola
Buongiorno a tutti e complimenti per gli argomenti trattati.
Premetto che non faccio parte del mondo degli enti di erogazione ma vivo da parecchi anni le associazioni di volontariato.
Scusate se mi permetto ma vorrei capire una cosa, ossia mi sembra di capire che voi intendiate come erogazione non solo il denaro ma qualsiasi forma di contributo servizio anche non economico ma che da vantaggio al ricevente. Questo mi pone un po di dubbi poichè ho sempre visto l’ ente di erogazione come un passo sopra nella trafila, ossia come l’ istituzione che, mediante fondi economici ricevuti da aziende/privati, seleziona dei progetti meritevoli e rende possibile da parte del ricevente la realizzazione dello stesso. Da quello che leggo da Voi l’ ente di erogazione non solo può mettere a disposizione denari ma anche sue risorse specializzate per rendere possibile un progetto, sbaglio a capire? Mi piacerebbe davvero capire questa cosa poichè la mia visione ( ma posso assicurare abbastanza comune nel mondo del volontariato) è Ente di erogazione = colui che ha a disposizione soldi donati da terzi = soldi per poter fare qualcosa che altrimenti o non si fa o si fa con esborsi economici a compensazione della spesa da parte del ricevente.
Quella che è l’interpretazione comune, cioè quella che vede nell’ente di erogazione una realtà che distribuisce finanziamenti è certamente corretta e nessuno la discute. Il problema è cercare di capire se un ente che invece di mettere a disposizione denaro, mette a disposizione delle nonprofit programma informatici, piuttosto che beni immobili o derrate alimentari possa essere anch’esso considerato un ente di erogazione e in caso di risposta affermativa come sia possibile distinguerlo da un ente operativo o da un’impresa sociale
dunque ci risiamo…..il tema è intrigante perchè dovremmo porre dei paletti chiari trasparenti sia all’identificazione degli enti di erogazione che alle regole improprie ed autoreferenziali di quegli enti che hanno più mezzi finanziari a disposizione, per esempio le fondazioni bancarie, e che un pò alla volta hanno spostato l’attenzione dallo sviluppo ed alla crescita della cultura del ” sociale” ad interventi costosi, senza ritorno per il territorio ma che determinano gestioni pluriennali con lauti emolumenti ben distanti da quanto succede nei veri enti di erogazione. Insomma stiamo assistendo ad una pseudo integrazione fra persone ed enti non per meriti, per patrimoni personali, per incarichi democratici (di solito questi durano 5 al massimo 10 anni se rinnovati) osmosi o per empatia ma per denaro tanto e solo denaro.
Dunque c’è bisogno di fare un passo indietro anzi meglio di far fare un passo indietro e questo da soli non ce la si fa occorre una revisione forte delle norme come dire una legge una ed una sola che regoli gli enti di erogazione siano essi fondazione Bancaria o fondazione Robin Hood………ma qui apro un altro discorso…a disposizione …Umberto Marotta umarotta@tin.it 393 9551410